Non è Halloween la festa da vietare

Comprendo le motivazioni che adduci per spiegare la tua insofferenza nei confronti di una festività di importazione

Non è Halloween la festa da vietare
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Caro direttore,
sta per essere celebrata l'annuale penosa manifestazione denominata Halloween, una macabra festa imposta in Italia dalla legge della globalizzazione della stupidità. I giovani sono stati contagiati dall'assurda moda di mascherarsi lugubremente durante il periodo autunnale, per replicare il tradizionale Carnevale, festa dell'allegria e della leggerezza. Halloween non fa parte della nostra cultura, oltretutto si sovrappone alla tradizionale celebrazione in memoria dei defunti (quella del 2 novembre) che evidentemente dà fastidio a chi vuole solo divertirsi.
Piantatela coll'insulso corteo al ritmo di Dolcetto o scherzetto?, pensate a cose serie e non esibite le vostre zucche vuote
Gianluigi De Marchi

Caro Gianluigi,
comprendo le motivazioni che adduci per spiegare la tua insofferenza nei confronti di una festività di importazione, proveniente dagli Stati Uniti e diventata di moda anche dalle nostre parti a causa soprattutto della cinematografia americana che ha determinato la diffusione pure in Italia dell'idea e dell'immagine di questa ricorrenza quale formidabile occasione di svago e di divertimento, in particolare per bambini e ragazzi.

Essi possono, infatti, travestirsi, essere per una notte qualcun altro, girare per le case in cerca di dolcetti. Finché accade soltanto questo, io non ho nulla da ridire contro Halloween. Purtroppo questa notte di scherzi, negli Usa, è anche una notte in cui i delitti e i crimini di ogni tipo aumentano. E mi auguro che questa deriva non avvenga anche in Italia.

Sono altre le feste di importazione che, a mio avviso, andrebbero giudicate ferocemente e addirittura messe al bando, come la cosiddetta festa del sacrificio, che di solito si celebra nel mese di giugno per tre giorni, festività musulmana durante la quale viene ricordato il sacrificio di Abramo, il quale stava per uccidere il proprio figlio, Ismaele, su ordine di Dio, che lo stava mettendo in tal modo alla prova.

I festeggiamenti prevedono l'uccisione di ovini, caprini, bovini, mediante sgozzamento e pronunciando, durante il rito, la formula che conosciamo bene: «Allah è grande».

Il punto è che ogni anno, nelle nostre città, in occasione della festa del sacrifico, i membri delle comunità islamiche che vivono sul nostro territorio trucidano centinaia e centinaia di bestie senza stordimento preventivo lasciandole poi morire dissanguate. Un'agonia terribile.

Si tratta di una tradizione cruenta, incompatibile con i progressi morali e normativi che l'Occidente tutto ha compiuto in tema di tutela nei confronti degli animali, esseri senzienti, in quanto prevede che la vittima sia cosciente al momento dell'uccisione e che il suo trapasso non sia rapido e indolore.

Come se non bastasse, tale pratica, quando si svolge,

come spesso avviene, tra le mura domestiche, o nei cortili, o nei retrobottega, ovvero clandestinamente, è del tutto illegale, dal momento che la macellazione può essere compiuta solo all'interno di impianti autorizzati.

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