Bullismo: le cause, i segnali da non sottovalutare e come comportarsi

Un fenomeno attuale alla cui base vi è la scarsa autostima. Alla vittima e all'aggressore è consigliato un percorso psicoterapeutico

Bullismo: le cause, i segnali da non sottovalutare e come comportarsi

Il bullismo è purtroppo un fenomeno tristemente attuale e in costante crescita. Secondo uno studio condotto dalla ONG internazionale Bullismo Senza Frontiere tra gennaio 2021 e febbraio 2022, in Italia 7 bambini su 10 subiscono ogni giorno una qualche forma di vessazione. Il numero totale dei casi ammonta a 19.800. Il bullismo consiste in una serie di comportamenti violenti messi in atto da una o più persone (i cosiddetti bulli) nei confronti di una o più vittime. Si tratta di aggressioni fisiche e verbali che hanno gravi ripercussioni psicologiche su chi le subisce. Il malcapitato, infatti, può sviluppare depressione e modalità autolesionistiche che, se non comprese e trattate per tempo, possono addirittura sfociare nel suicidio. Seppur la maggioranza dei casi si verifichino a scuola (gli adolescenti sono a maggior rischio), non è affatto raro che le realtà bullizzanti prendano piede anche tra gli adulti, ad esempio in ambito lavorativo e sportivo oppure sul web.

La parola bullismo deriva dal verbo inglese "to bull" che significa appunto "prevaricare". In realtà il termine "bullo" nella lingua italiana non ha avuto sempre un'accezione negativa. Basti pensare, ad esempio, che nel dialetto romano risalente alla seconda metà dell'Ottocento esso era spesso seguito dall'espressione "de Roma" o "de Trastevere" per indicare i popolani, spesso mossi da un desiderio di realizzazione personale, che capeggiavano un determinato rione. Le prime ricerche sul bullismo come oggi lo conosciamo furono svolte nei Paesi scandinavi a partire dagli anni Settanta. Tra questa è nota un'analisi derivata dalle indagini condotte dallo psicologo Dan Olweus in seguito al suicidio di due studenti stanchi di subire le ripetute vessazioni inflitte loro da alcuni amici.

Tipologie di bullismo

Bullismo

Il bullismo può essere diretto o indiretto. Nel primo caso si verificano aggessioni esplicite e le vittime predilette sono soprattuto i bambini e i ragazzi. Il secondo, invece, è caratterizzato da strategie di controllo sociale e di manipolazione che portano chi le subisce all'isolamento sociale. Queste dinamiche sono più frequenti tra le ragazze e sul posto di lavoro. Quattro sono le tipologie del fenomeno:

  • Fisico. Il bullo assalta la vittima con azioni violente quali calci, spintoni e schiaffi. Inoltre mette in atto furti o distrugge gli effetti personali di chi è preso di mira;
  • Verbale. Il bullo aggredisce la vittima con insulti, urla, minacce e parolacce. Mette altresì in giro calunnie sulla stessa;
  • Cyberbullismo. Il bullo tormenta la vittima tramite il web insultandola o diffondendo sui social foto, video e informazioni personali;
  • Sociale. Il bullo si pone l'obiettivo di creare un vuoto sociale attorno alla vittima che viene esclusa da cene, riunioni e compleanni.

Si può parlare di bullismo nel momento in cui esistono tre condizioni: la premeditazione, la reiterazione e lo squilibrio relazionale tra bullo e vittima. È bene poi ricordare che esistono forme più sottili di vessazioni che, ad ogni modo, non sono meno gravi: risatine, sguardi, sussurri, pettegolezzi.

Cyberbullismo e mobbing

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Una deriva molto diffusa del bullismo è il cyberbullismo, ossia la sua trasposizione in ambito virtuale. Le aggressioni vengono rivolte al malcapitato attraverso la tecnologia e quindi con una serie di azioni quali: divulgazione di foto, video e informazioni personali, invio di messaggi pregni di insulti e minacce, commenti offensivi, telefonate a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il cyberbullismo può riguardare chiunque, anche persone adulte. A dar manforte ai bulli è poi l'anonimato offerto da internet che consente loro di sfogare frustrazione e rabbia in maniera "protetta". Rientra infine nel cyberbullismo il cosiddetto "revenge porn", ovvero la pratica di diffondere sul web foto e video intimi che la stessa vittima ha condiviso ingenuamente con il suo persecutore.

Il bullismo in ambito lavorativo prende invece il nome di "mobbing" e si manifesta con determinati comportamenti messi in atto dai colleghi (mobbing orizzontale) o da un superiore (mobbing verticale): emarginazione, calunnie, pettegolezzi, insulti, diffusione di informazioni personali. Si può parlare di mobbing nel momento in cui le persecuzioni sono reiterate per almeno sei mesi.

I protagonisti del bullismo

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Tracciare un profilo preciso dei protagonisti del bullismo è difficile se non impossibile perché ogni caso, con le sue infinite sfumature, è a sé. Tuttavia numerosi studi concordano sul fatto che, quasi sempre, il bullo ha una personalità narcisista. A caratterizzarla, dunque, è l'arroganza, l'egocentrismo, l'estroversione e l'esibizionismo. In realtà dietro tutta questa baldanza si cela una persona che teme il rifiuto e che pertanto vive in continua competizione con il mondo e mal sopporta critiche e fallimenti. Il tono dell'umore è tendenzialmente basso. La frustrazione che permea il suo animo è spesso espressa attraverso scatti di rabbia. Il bullo cerca di riempire il proprio vuoto interiore con continue gratificazioni materiali. L'empatia verso il prossimo è totalmente assente così come l'autostima personale.

Seppure tutti possano essere presi di mira, la vittima prediletta condivide con il suo persecutore la mancanza di amor proprio. La maggior parte delle volte, per via di alcune sue caratteristiche (aspetto fisico, disabilità, religione, orientamento sessuale, etnia) viene isolata ed è quindi priva di una rete sociale. Quella stessa cerchia di soggetti che, pur assistendo alle aggressioni, non fa nulla per paura o per indifferenza. Possono quindi definirsi complici al pari di coloro che aiutano il bullo direttamente o indirettamente a sfogare il suo livore. Ad esempio incitandolo, ridendo e riprendendo le violenze con il cellulare.

Bullismo: cause e conseguenze

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Secondo gli esperti il bullismo è l'esito di un'interazione di fattori genetici, sociali e ambientali:

  • Fattori genetici. Da alcuni studi è emerso che nei bulli le aree cerebrali che regolano il controllo degli impulsi, il rinvio della gratificazione e la capacità di comprendere le relazioni di causa-effetto funzionano in maniera anomala. Inoltre la possibilità di insorgenza di comportamenti violenti aumenta se coesiste un disturbo neurologico o una familiarità con deficit verbali e delle funzioni esecutive;
  • Fattori sociali. A condizionare gli atteggiamenti del bullo è quasi sempre un ambiente familiare caratterizzato da una scarsa tolleranza alla diversità che dunque, in un certo senso, lo "autorizza" a riversare la sua rabbia su individui da lui considerati distanti. Inoltre la madre è spesso una donna che coinvolge il figlio nei conflitti della famiglia e che lo punisce utilizzando le maniere forti;
  • Fattori ambientali. La violenza domestica è un importante campanello d'allarme così come l'uso di alcol e di droghe.

Le conseguenze del bullismo riguardano entrambi gli attori: la vittima e il bullo. A breve termine la vittima, oltre a vivere con angoscia l'isolamento sociale e lo scarso rendimento scolastico o lavorativo che segue alle vessazioni, può sviluppare disturbi psicosomatici che danno voce al suo malessere (mal di testa, gastrite, insonnia, stanchezza cronica). A lungo andare potrebbe avere difficoltà nella gestione della rabbia e delle relazioni sociali e soffrire, altresì, di disturbi psichiatrici e dell'umore.

Anche il bullo è a rischio. A breve termine, al calo del rendimento scolastico o lavorativo, può seguire l'abbandono degli studi o dell'impiego. A lungo termine, invece, i suoi disagi potranno esprimersi attraverso l'abuso di sostanze stupefacenti o con l'adozione di un comportamento violento in ambito familiare e sociale.

Bullismo: i segnali di pericolo e come comportarsi

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Gli adulti vittime di bullismo manifestano un malessere più sfumato, non sempre di facile interpretazione. Sono presenti sentimenti di tristezza e di sfiducia, accompagnati da cambiamenti del tono dell'umore. Nei bambini e negli adolescenti, invece, i campanelli d'allarme sono più chiari e devono destare immediatamente dei sospetti:

  • Evitamento scolastico;
  • Diminuzione del rendimento scolastico;
  • Sbalzi d'umore;
  • Disturbi del sonno;
  • Malesseri frequenti quali mal di pancia e mal di testa;
  • Isolamento sociale;
  • Richiesta eccessiva di soldi;
  • Presenza di lividi, escoriazioni, vestiti strappati, oggetti rovinati.

Che si aggredisca o che si subisca è fondamentale, con il sostegno della famiglia e della scuola, intraprendere un percorso psicoterapeutico al fine di individuare le radici del disturbo e di superarlo. A tal proposito si rivela efficace la terapia cognitivo comportamentale.

Le vittime imparano così a riconoscere i segnali emotivi della rabbia e quindi a difendersi. Ma al tempo stesso lavorano sulla propria mancanza di autostima e sulle conseguenze ad essa correlate. Il bullo, invece, prende consapevolezza dei suoi schemi disfunzionali e migliora le sue abilità sociali.

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