Camoranesi, nostalgia di casa «Sono un azzurro per forza»

Lo juventino rimpiange la sua nazionale: «Gioca gente con certi piedi...». «La serie B a 30 anni, una prigione»

Camoranesi, nostalgia di casa  «Sono un azzurro per forza»

Trapattoni, da ct azzurro, lottò per averlo nella sua Nazionale. L’ex selezionatore dell’Argentina Bielsa, invece, lo ha sempre ignorato. Alla fine Mauro German Camoranesi, grazie all’idea di Moggi (passata al tecnico di Cusano Milanino), è entrato nel gruppo dell’Italia ed è riuscito ad alzare la Coppa del Mondo il 9 luglio scorso in Germania. E qual è la sua riconoscenza? Adesso se la prende per essere stato ignorato dai suoi connazionali. Tante le critiche sul fatto che Camoranesi, già convocato tre volte da Donadoni (un gol all’attivo in Georgia) non abbia mai imparato l’inno di Mameli. Ora in un’intervista al giornale «Olè», il giocatore di Tandil lancia una provocazione: «Ho vissuto nel mio paese fino a 21 anni, sono in Italia da cinque, non è molto. Ebbene sì, mi è toccato rappresentarla in un Mondiale, ma sono più argentino io di tanti calciatori presenti oggi nella seleccion (la nazionale biancoceleste, ndr)».
La chiamata dal sud-America non è mai arrivata ed è qui che lo sfogo di Camoranesi si trasforma in rimpianto. «La nazionale argentina non è mai stata una priorità per me - aggiunge lo juventino -. Sono state dette bugie, ma la verità è che Trapattoni mi ha chiamato prima di Bielsa. Non ho mai fatto follie per giocare in Nazionale, avrei potuto giocare tranquillamente in quella squadra. C'erano tanti con i piedi quadrati...».
Con Carraro presidente, la nazionale provò a varare l’operazione-simpatia. Camoranesi spigoloso oltre che allergico a microfoni e taccuini si conferma nell’occasione ostile con i giornalisti italiani. «È da tre anni che mi rompono le p... con la storia dell’inno. Le prime volte rispondevo: “Guardate che da dieci anni non canto l'inno argentino...”. Dopo il Mondiale le cose sono leggermente cambiate, ma all’inizio volevano ferirmi».
Il discorso scivola poi sulla Juventus e su calciopoli. Il famoso «sistema Moggi» per Camoranesi non è mai esistito o comunque è poco credibile. «Non ho mai creduto a tutte queste storie, anche se mi hanno tolto un po’ la voglia di giocare.

Certo, sono convinto che qualcosina sia accaduta perchè è stato provato e ci hanno punito». Camoranesi ribadisce di aver chiesto di andar via: «Ero d’accordo con il Lione, ma non mi hanno lasciato andare. Ho 30 anni e sono in B, non è proprio ciò che sognavo».

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