«CAPRI», LA SI GUARDA PER I PAESAGGI

Travestito da Mannheimer, ma sgombrando subito il campo da ogni pretesa di scientificità del campione testato, ho effettuato un veloce e agile sondaggio su un manipolo di conoscenti che guardano Capri (Raiuno, domenica e mercoledì, ore 21,30), fiction di crescente successo. La domanda era semplice: perché lo guardate? La risposta più frequente, scartando i «boh», i «mah», i «non sa non risponde» e il legittimo «lasciami stare», è stata: per le inquadrature di Capri. Al di là delle apparenze è una buona risposta, innanzitutto perché fornisce un motivo concreto alla visione di un programma televisivo, in anni in cui è sempre più difficile trovarne. Poi perché la «fiction cartolina», la commedia rosa che sembra una continuazione sotto altre forme di documentari paesaggistici stile Geo & Geo o Sereno Variabile sta prendendo piede nel momento stesso in cui si progetta una fiction. Produttori e registi, consapevoli di non poter offrire molto sul piano della sceneggiatura e della qualità narrativa, si buttano sulle location suggestive, sui set naturalisticamente accattivanti, sui panorami mozzafiato, che riescono a offrire allo spettatore un diversivo in grado di far dimenticare progressivamente l'esilità della trama, la recitazione così così, la leggerezza di un copione che in questo modo diventa digeribile anziché insostenibile. Poi entra in campo anche una accorta strategia di programmazione che definirei accerchiante. Capri va in onda la domenica sera, quando maggiore è la voglia di disimpegno dello spettatore alle prese con la nuova settimana lavorativa incombente. Poi però è andata in onda anche il lunedì, per distrarlo dalle beghe di inizio settimana. E ora capita di intercettarla anche il mercoledì, per spezzare la fatica di metà settimana con un'altra fornitura di commedia rosa «alla napoletana». Il risultato è che alla fine, a furia di massicce dosi di Capri, rischi davvero di affezionarti a Gabriella Pession, alle sfortune assortite del suo amato, alla simpatia della Reginella Isa Danieli, e l'immissione di qualche attore d'esperienza come Carlo Croccolo o Ivo Garrani confonde ancora di più le acque, non ci fa neanche capire se Capri è recitata bene o male. Non si raccapezza neanche la critica, ugualmente stordita dall'accerchiamento: per Mirella Poggialini di Avvenire la fiction è mal recitata, per Alessandra Comazzi della Stampa gli attori sono una «bella sorpresa». Ammesso che vi interessi il mio parere vi confesso che non lo so.

In fondo sono anch'io come il campione che ho sondato. Di Capri guardo soprattutto le inquadrature, il paesaggio, così come certi pigri lettori guardano in un libro illustrato solo «le figure», tralasciando senza sensi di colpa il testo e il contesto.

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