La città ideale è una sfera

«Non ho mai capito perché quando uno scrive un libro, se lo fa presentare da un altro». È questa la efficace formula di esordio del libro Architettura e altri rimedi dal 1939 al 2003 per sopravvivere alla noia, ai disturbi, ai pericoli delle grandi invenzioni e dei politici improvvisati. Scritto e concepito dall’architetto Guglielmo Mozzoni, che lo ha voluto in una prima edizione Electa e nell’attuale aggiornamento Skira come un brogliaccio di appunti, di schizzi e di disegni di lavoro riprodotti in anastatica. Così il singolare libro, molto diverso dai consueti volumi di architettura, si apre con una serie di appunti, pensieri e disegni in libertà che danno il senso dell’originale impresa: «Una cosa sola ho capito, ho capito che senza il piacere non ci sarebbe la vita e non ci sarebbe la creazione». Un dubbio metodico, un istinto di libertà, l’insofferenza per i luoghi comuni inducono Mozzoni a mettere in discussione tutto, a partire dai principii dell’arte e dell’architettura: «Comunque molti, beati loro, sono sicuri non solo di cosa è l’arte concepita attraverso la “critica” ma anche di cosa è tutto il resto. È con questi che ho sempre dovuto lottare con lo stesso risultato di Don Chisciotte con i mulini a vento».
Fatte queste premesse, il libro si apre con alcuni progetti per case sul lago di Varese, sulle «lanche» del Ticino e sull’isola d’Elba in un così intrinseco rapporto con la natura da stimolare la curiosità di una donna sensibile e inquieta che, non condividendo i luoghi comuni della cosiddetta architettura contemporanea, chiede all’architetto una casa in campagna: «L’occasione di tornare in mezzo ai boschi e ai fiori dei prati mi piaceva molto e così cominciai a pensare alla nuova casa. Ma dove mai si sarebbe costruita quella casa? Mah! E qui mi accorsi che quella signora assomigliava lei a una farfalla. Con lei si cominciò ad andare in giro a cercare il fiore dove appoggiarsi: dalle Alpi alle Prealpi, all’Appennino, non lo trovò. E la signora-farfalla decise di tornare dove aveva preso il volo e lì, vicino al suo Ticino, si appoggiò su una foglia di “crescione”». Così nasce, come su palafitte, la casa nella bella campagna intorno a Pavia di Giulia Maria Crespi, più tardi fondatrice del Fondo ambiente italiano (Fai) e dell’architetto Guglielmo Mozzoni che uniscono il loro destino nella vita e nella idea di civiltà architettonica che ispira le concezioni di Mozzoni anche nel design («ho sempre avuto l’ambizione di fare dell’architettura e non degli arredamenti. Anche se per me è una forchetta, l’ho sempre considerata una costruzione»). E l’ambiziosa impresa di tutela e di conservazione che il Fai ha dimostrato con la riabilitazione di luoghi bellissimi e abbandonati.
Alle osservazioni del Mozzoni sul design, va aggiunto che gli oggetti d’uso ispirati da un’idea che si realizza nelle cose con immediata efficacia - penso al chiodo, al martello, al tappo a corona, alla sedia a sdraio, al ferro di cavallo e a mille altri straordinari utensili oltre alla forchetta e al cucchiaio che è impossibile rendere più moderni del loro archetipo e che appaiono invenzioni senza tempo, perpetuamente moderne - tale è appunto, se vi pensiamo, la forchetta - sono espressione del genio degli anonimi, sono da tempo immemorabile il design. Si potrebbero aggiungere gli occhiali, l’imbuto, la clessidra, la forbice e tutti gli oggetti d’uso di cui non conosciamo l’inventore ma che contengono in sé una straordinaria creatività.
Nel percorso della sua lunga esistenza, sempre evitando banalità e idee ricevute, l’architetto Mozzoni procede a restauri e a proposte che vanno dal Monastero di Torba all’Abbazia di San Fruttuoso, al Castello di Avio, al Castello della Manta, accompagnando il sogno di Giulia Maria e osservando - con quanta verità! - che «il restauro, capitolo affascinante del libro di un architetto, è rovinato dall’aria gelida dei “mulini” burocratici statali, regionali, provinciali, comunali». Burocrazia che ostacola quella libertà che, come Mozzoni, hanno espresso in mirabili interventi architetti originali come Tommaso Buzzi e Carlo Scarpa. Il libro si chiude con un fantasioso progetto di città ideale, ovvero «città per istruirsi divertendosi, immaginato in nuvole spaziali suggerite dal mondo dell’Olimpo pagano. «È così che con l’ausilio determinante di Internet il progetto della città per istruirsi divertendosi fu sviluppato fino a identificarsi in una vera città sferica di 25mila abitanti.

In questo progetto una struttura in acciaio e lega lamellare rotante antisismica, energie alternative e dotazione Internet personale offrono un’intera giornata di lavoro e svago a minima spesa, massima sicurezza e senza inquinamenti». Di questo progetto discuteremo a Milano, cercando di sottrarla al suo destino di inutili e ridicoli grattacieli domani mattina con l’architetto Mozzoni al Castello Sforzesco.

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