La piccola terremotata dimenticata dallo Stato torna a sorridere

Una ragazzina gravemente malata, con la casa distrutta dal terremoto, torna a sorridere grazie all'associazione "La Via del Sale" che batte lo Stato consegnandole, a tempo e costi record, una casa definitiva

La piccola terremotata dimenticata dallo Stato torna a sorridere

Molti, troppi i terremotati che si preparano ad affrontare il rigore dell’inverno. Lontani dalle loro cose, o da ciò che ne resta. Tra loro ci sarebbe dovuta essere anche Aurora, 15 anni e la sindrome di Digeorge. Una malattia rara che la assilla dalla nascita. Ha vissuto in una roulotte sinora, assieme al fratellino di 8 anni e ai suoi genitori. Gente tosta, gente d’Appennino. Che ha stretto i denti finché non è successo il “miracolo”. Un miracolo fatto di cemento e legno, arredi, peluche e palloncini colorati. Un miracolo di 66 metri quadri. Quelli della casa, una casa vera, una casa definitiva, donata da un’associazione di giovanissimi volontari, i ragazzi de “La Via del Sale”. Sabato è stata inaugurata, tra la commozione di tutti, nella piccola frazione di Castiglione, a Montereale, in Abruzzo. In via della Speranza. Una speranza diventata realtà. Valerio Capraro ha solo 35 anni e si presenta come “uno dei più vecchi del gruppo”, è il vicepresidente de La Via del Sale, ed è toccato a lui consegnare le chiavi di casa ad Aurora. Vestita a festa, come una bambola, per l’occasione. Le stringe tra le mani, le fa dondolare e sorride. “Uno di quei giorni che vale la pena vivere”, commenta lui, ancora emozionato.

“Siamo riusciti a concludere un progetto che sembrava un sogno, costruire una casa definitiva ad una bambina disabile che ha passato 14 mesi in roulotte. Abbiamo raccolto cifre che non erano alla nostra portata, grazie alle solidarietà di tante persone”. La casa di Aurora è costata ottantacinquemila euro in tutto, milletrecentoquindici al metro quadro. Il 20 per cento in meno rispetto ad una Soluzione abitativa di emergenza. Ma soprattutto è arrivata, è arrivata in tempo. Tre mesi per il via libera e altrettanti per costruire. Con i permessi perfettamente in regola, le carte ci sono tutte. A dimostrazione che la burocrazia è un ostacolo che, volendo, si può superare. A conferma del fatto che, spesso, ci si nasconde dietro ad un pezzo di carta per non ammettere d’aver fallito. Di non essere all’altezza. “Solo il 20-30 per cento delle casette statali è stato consegnato e la maggior parte delle persone sono ancora in alloggi di fortuna. Senza l’intervento delle associazioni il 70 per cento delle famiglie terremotate non avrebbe nulla”. Nei comuni del cratere mancano ancora due terzi delle Sae ordinate. Così un gruppo di ragazzi svergogna lo Stato arrivando prima.

Arrivando meglio. “Ho immaginato un momento, quello in cui ad ottant’anni farò i conti con me stesso e metterò in fila i momenti che hanno dato un senso alla mia esistenza. Ecco, il sorriso di Aurora sarà sicuramente uno dei primi”.

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