Badante falsifica testamento e intasca 389mila euro: indagata

La donna ora dovrà difendersi davanti al giudice. Le accuse nei suoi confronti sono quelle di appropriazione indebita e falso

Badante falsifica testamento e intasca 389mila euro: indagata

Finirà sotto processo la donna, una badante romena di 50 anni, accusata di aver falsificato il testamento dell’uomo che accudiva per avere in eredità i 389 mila euro presenti sul conto corrente e tre immobili.

La donna, B.A., è stata posto sotto indagine della Procura per il reato di falso e appropriazione indebita per aver manomesso il testamento olografo del suo datore di lavoro attraverso l’utilizzo di una sua vecchia lettera. La vittima, un uomo gravemente malato era stato nel corso del tempo ricoverato più volte presso gli ospedali di Cassino, di Sora e di Pescara e a causa delle sue precarie condizioni di salute era stato costretto ad assumere una badante. La donna nel corso del tempo aveva consolidato il rapporto e la 50enne era divenuta la convivente dell’uomo.

Subito dopo il decesso dell’uomo è stato presentato dalla 50enne un nuovo testamento olografo in cui tutti beni del defunto passavano nelle mani della sua precedente dipendente. Si tratterebbe di quasi 400mila euro e tre immobili. Una delle due sorelle dell’uomo deceduto, però, nel verificare ul nuovo testamento è rimasta insospettita dal documento scritto in stampatello e, così, ha presentato una denuncia alla Procura della repubblica di Frosinone. Il fascicolo è finito nelle mani del pubblico ministero Di Cicco che ha deciso per una perizia grafologica.

La consulenza avrebbe fatto emergere che il testamento è totalmente falso e che l’unica cosa rimasta inalterata sarebbe soltanto la firma. Per la procura la donna avrebbe cancellato quello che stava scritto sulla lettera, lasciando soltanto la firma per poi riscrivere tutto il contenuto in stampatello. Per la perizia grafologica, però, i caratteri non sono riconducibili alla mano del defunto. Inoltre, sul foglio pare fosse presente un altro testo che è venuto alla luce attraverso un procedimento chimico estremamente complesso.

L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 4

febbraio, data in cui la 50enne si si dovrà difendere davanti al giudice. L’indagata si dichiara innocente e nega di aver falsificato quel documento. Le accuse nei suoi confronti sono quelle di appropriazione indebita e falso.

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