I racconti choc delle vittime dell'untore di Hiv: "Ero incinta, adesso mio figlio non apre le mani"

Le vittime dell'untore di Hiv Valentino Talluto hanno raccontato la loro storia. Una di loro, incinta durante i rapporti, ha trasmesso il virus al bimbo

I racconti choc delle vittime dell'untore di Hiv: "Ero incinta, adesso mio figlio non apre le mani"

Dopo la sentenza che ha condannato Valentino Talluto - l'untore di Hiv che contagiò trenta ragazze - a 24 anni di carcere molte donne hanno iniziato a raccontare la loro storia, la vera tragedia quando hanno scoperto di essere vittime di quell'uomo di cui si erano innamorate.

Come riporta Il Tempo, queste donne hanno affrontato tutta la loro sofferenza in un'aula di tribunale. Due di loro hanno persino raccontato di aver avuto rapporti mentre erano incinte. Una delle due ha rifiutato di avere rapporti non protetti, l'altra si è fidata e li ha avuti trasmettendo così il virus anche al neonato: "Ho avuto rapporti con Valentino quando ero incinta - ha ricordato - Quando è nato, mio figlio non riusciva a stare con la testa dritta. Non camminava. Adesso ha cinque anni e ha ancora le manine chiuse. Gli è stata riscontrata l' encefalopatia e i medici hanno detto che è riconducibile all' Hiv".

Poi c'è chi ha raccontato di essersi fidata troppo di Valentino, "per questo abbiamo avuto rapporti sessuali non protetti. Pensavo che se vuoi bene a una persona non le fai del male. Non utilizzavamo il preservativo perché lui diceva che era allergico e che non sentiva a dovere. Non abbiamo mai affrontato il discorso Hiv. Quando vedi che il test è positivo pensi che la tua vita è finita - ha detto - Sulla malattia, c' è cattiva informazione e vieni giudicata. Tante persone a cui tenevo se ne sono andate per la paura del virus".

Ma lui, intanto, non ha mai chiesto perdono. E le storie continuano ad arrivare, più tragiche che mai: "Vivo una situazione difficile - ha spiegato un'altra delle vittime non tutti sanno cos'è questa patologia. La prima reazione delle persone è scappare. Quando incontro un ragazzo oggi mi presento per quel che sono. Quando comunico di essere sieropositiva c' è una reazione di terrore e il novanta percento delle volte se ne va. La gente ti vede solo come una persona che ha un virus che può esplodere da un momento all'altro".

"Sono uscita con un ragazzo - ha spiegato ancora una delle "ex" di Valentino - quando gli ho detto che avevo l' Hiv, ha aperto lo sportello della macchina e mi ha fatto scendere. Mi sono ritrovata da sola in strada alle due di notte".

"Quando mi diedero i risultati del test, la prima cosa che chiesi è quando sarei morta.

Chiamai Valentino e lui mi rispose che se avesse contratto il virus sarebbe stata colpa mia, perché ero una poco di buono", ha raccontato ancora una vittima. "Ha fatto del male a tutte in maniera consapevole - ha cocluso una di loro - ma l' Hiv non ci ha fermato e siamo più forti di prima".

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