Movio non vuol essere chiamato eroe: "Ho fatto il mio lavoro"

L'agente di polizia di Latisana vuole tornare alla normalità e quasi si stupisce dell'attenzione mediatica che gli è riservata dopo i fatti di Sesto San Giovanni

Movio non vuol essere chiamato eroe: "Ho fatto il mio lavoro"

Non vuole essere chiamato eroe Cristian Movio, l'agente scelto della Polizia di Stato che nella notte del 23 dicembre scorso ha colpito a Sesto San Giovanni, fermandone la fuga, il terrorista tunisino Anis Amri, con ogni probabilità responsabile della strage di Berlino.

Ritornato a casa nella villetta di Latisana, in provincia di Udine, il poliziotto si schermisce di fronte ai giornalisti: "Siamo una famiglia normale, ci teniamo alla riservatezza - spiega Movio al Corriere della Sera - Non siamo abituati a tutta questa risonanza."

Con la spalla destra ancora ferita dal proiettile che gli ha trapassato il deltoide, l'agente è quasi stupito della folla di parenti e amici che vuole fargli visita. Ormai per l'opinione pubblica è diventato un eroe, che lo voglia o no. Lui cerca di minizzare, spiega di "aver solo fatto il mio lavoro, non qualcosa di eroico".

In attesa di comparire davanti ai pm nell'ambito dell'indagine per appurare i fatti di

Sesto San Giovanni, il poliziotto cerca di riposare e di trascorrere qualche ora con il figlio. La scelta del ministero di divulgare il nome suo nome e quello di Luca Scatà lo ha reso famoso. Forse, lo ha fatto suo malgrado.

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