"Volete la casa? lottate con noi". Dai no global botte ai migranti

Pizzo sulle abitazioni occupate ed assegnate abusivamente, ritorsioni contro chi non partecipava alle riunioni del collettivo: ecco l'inchiesta sul Caab portata avanti a Milano

"Volete la casa? lottate con noi". Dai no global botte ai migranti

Cinque arrestati, tre italiani, uno angolano ed uno rumeno, altri due indagati a piede libero: è questo il primo bilancio dell’operazione portata avanti nelle scorse ore dalla Polizia a Milano, in cui è stato sgominata una rete che assegnava abusivamente le case popolari.

Ma non è soltanto il sistema relativo all’occupazione di alloggi a destare clamore su questa operazione. Infatti, a risaltare in primo luogo è il contesto dove essa è maturata: i cinque arrestati fanno tutti parte del centro sociale Caab, sigla che sta per Comitato Autonomo Ambitanti Barona.

Quel che ha colpito gli inquirenti è stato il sistema venutosi a creare dietro non solo il mondo delle case popolari, ma anche delle lotte contro gli sgomberi. Il Caab è un comitato che ha come obiettivo quello della lotta contro gli sfratti ed il riconoscimento del diritto alla casa. Nella pratica, stando a quanto ricostruito dalla Questura di Milano, questo avveniva in primo luogo scassinando appartamenti sfitti e disabitati.

Una volta occupati, il Caab poi procedeva ad una vera e propria assegnazione, la quale però avveniva tramite il pagamento di una somma di denaro. Una somma di denaro che oscillava tra i 700 ed i 1400 Euro per ogni persona che si rivolgeva al collettivo per avere un tetto sopra la testa.

Una tangente od anche un vero e proprio “pizzo” pagato al Caab, secondo gli inquirenti. Che però non era l’unica forma di “obbedienza” al collettivo: chi faceva parte del giro di appartamenti occupati ed assegnati abusivamente, non doveva dare soltanto soldi ma partecipare ad alcune iniziative pubbliche dello stesso Caab.

Tra tutte, le manifestazioni contro gli sgomberi. E così, diverse persone in difficoltà che vivevano dentro le case occupate dal Caab, in gran parte extracomunitarie, dovevano essere in prima linea nelle barricate contro la Polizia quando vi erano scontri durante i cortei.

Una situazione, quella descritta dalla Questura di Milano, che è venuta fuori dopo la denuncia di un uomo originario del Marocco di 43 anni. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, ad un certo punto ha iniziato a disertare le riunioni del collettivo, a non effettuare più volantinaggio, né a rispondere ai messaggi su Whatsapp.

Convocato per una sorta di chiarimento, la riunione sarebbe poi finita con un pestaggio contro il marocchino e contro una sua connazionale di 32 anni intervenuta per difenderlo. Da qui poi sono uscite tutte le varie storie, fatte di obblighi di fedeltà da parte dei migranti che abitavano nelle case del collettivo. E senza la quale, si rischiavano anche pestaggi.

Le

indagini intanto proseguono, mentre dal canto loro i membri del Caab su Facebook si difendono affermando che le accuse del marocchino sono false invitando i simpatizzanti ad unirsi alle varie manifestazioni di solidarietà verso gli arrestati.

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