Il sindaco non vuole accogliere i profughi ammalati e la sinistra lo denuncia

Esposto di Cgil, Arci, Amnesty e Msf contro il sindaco di Alassio: aveva chiesto un certificato sanitario ai profughi in arrivo in città

Il sindaco non vuole accogliere i profughi ammalati e la sinistra lo denuncia

Il Comune emette un'ordinanza che obbliga i migranti a presentare un certificato sanitario che ne attesti la salute e la sinistra denuncia il sindaco.

È successo ad Alassio, in Liguria, dove una serie di associazioni tra cui Cgil, Arci, Medici Senza Frontiere ed Amnesty International hanno denunciato il primo cittadino Enzo Canepa, di centro destra, presentando un esposto all'Unar, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del consiglio dei ministri. Nel mirino c'è un'ordinanza dell'11 luglio, con cui il sindaco aveva vietato il soggiorno, anche occasionale, sul territorio del comune, "a persone prive di fissa dimora, provenienti da paesi dell'area africana, asiatica e sudamericana, se non in possesso di regolare certificato sanitario attestante la negatività da malattie infettive e trasmissibili".

Le associazioni, come si può leggere anche sul sito di Medici Senza Frontiere, sostengono che al territorio alassino siano stati assegnati solo 8 profughi, comunque visitati nella Asl di Savona al momento dell'ingresso nel territorio della Provincia. Inoltre Medici Senza Frontiere aggiunge di non avere motivo per temere " a livello locale, così come nazionale, un’emergenza sanitaria".

A favore del sindaco si è invece schierata l'amministrazione regionale: "Non lasceremo soli i sindaci che legittimamente hanno messo al primo posto la salute dei propri cittadini, usando l'unico strumento a propria disposizione, ovvero un'ordinanza - spiega il vicepresidente e assessore all'Immigrazione Sonia Viale - Ritengo che chi ha denunciato i sindaci sia caduto in un

grave errore spinto da pretesti ideologici. Atti come questo non fanno altro che aumentare la frattura sociale tra cittadini liguri e richiedenti asilo e contribuiscono ad aumentare le discriminazioni, anziché abbatterle".

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