Così i danesi non vogliono risarcire le vittime dell'Argentario

La navigazione ibrida a vela e a motore potrebbe generare un concorso di colpa per l'incidente all'Argentario: i legali del danese ora puntano su questo

Così i danesi non vogliono risarcire le vittime dell'Argentario

L'incidente dello scorso weekend all'Agentario, che ha visto la morte dell'antiquario romano Andrea Coen, è ancora lontano dall'essere risolto. L'ex ginnasta Anna Claudia Cartoni, che avrebbe compiuto 60 anni tra pochi giorni, risulta ancora dispersa e suo marito Fernando Manzo, lo skipper della barca a vela sulla quale viaggiavano insieme agli amici e a Coen, si trova ora ricoverato in ospedale, dove ha saputo di essere stato formalmente indagato. Per lui, infatti, si ipotizza il reato di omicidio colposo aggravato, oltre a quello di danneggiamento con pericolo colposo di naufragio. Dalla procura fanno sapere che si tratta di un atto dovuto ma intanto, dalla Danimarca, gli avvocati dell’imprenditore danese Per Horup, individuato come conduttore del motoscafo e indagato per gli stessi reati, sono pronti a presentare una richiesta di incidente probatorio alla procura di Grosseto.

L'obiettivo è quello di ottenere almeno un concorso di colpa per l'incidente, la cui cinematica è ancora tutta da accertare, per evitare il risarcimento milionario. Per il momento, infatti, i punti fissi di questa vicenda sono pochi. Tra questi c'è la velocità alla quale procedevano le due imbarcazioni: 6 nodi la barca a vela e 36 il motoscafo. Nonostante inizialmente una passeggera a bordo del bolide danese avesse sostenuto l'utilizzo del pilota automatico, le successive indagini hanno escluso questa possibilità, così come non sono emerse alterazioni date da alcool o sostanze stupefacenti. Ora, la difesa dell'imprenditore danese che, di fatto, con il suo motoscafo è entrato in collisione con l'imbarcazione a vela degli italiani, vuole puntare tutto sulla mancata precedenza di Fernando Manzo nei confronti di Per Horup.

Infatti, anche nella viabilità marittima esistono regole di precedenza, che impongono di dare mare alle imbarcazioni che provengono da dritta. I legali del danese, infatti, sostengono che Manzo viaggiava con l'ausilio del motore e non solo a vela, circostanza che stando alla loro ricostruzione l'avrebbe obbligato a concedere l'acqua al motoscafo per agevolarne il passaggio, visto che veniva da dritta. Come si evince dalle condizioni dell'imbarcazione, Manzo viaggiava anche con l'ausilio del motore perché aveva solo la randa issata e il fiocco di prua chiuso.

Il regolamento internazionale vede le barche a vela tra quelle privilegiate, ma solo in caso di navigazione senza supporto meccanico. In questo caso, invece, Manzo aveva il motore attivo, quindi questa regola regola decade. Tuttavia, esistono sempre le condizioni di buon senso, come ha sottolineato a Il Mattino Gregorio De Falco, ex comandante della sala operativa della capitaneria di porto di Livorno: "La Convenzione internazionale degli abbordi in mare prevede che l’imbarcazione che sopraggiunge debba prestare più attenzione nell’avvicinarsi allo scafo che procede a una velocità inferiore e dargli 'acqua', ossia spazio sufficiente per manovrare". Inoltre, l'ex comandante, sempre sottolineando il buon senso che deve governare ogni decisione in mare, ha evidenziato che in condizioni di bassa visibilità è necessario procedere a velocità ridotta. In quel caso, come indicato da una delle passeggere del motoscafo, il sole impediva di avere una visione nitida dello specchio d'acqua circostante.

Nel vedere sopraggiungere il motoscafo, che viaggiava a una velocità 6 volte superiore alla sua, Fernando Manzo pare abbia tentato alcune

manovre per uscire dalla rotta di abbordaggio ma non pare non abbia avuto abbastanza acqua per completare l'operazione. Il motoscafo ha colpito la barca oltre la sua linea mediana, verso poppa.

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