"La pioggia di schegge...". Lo yacht lanciato come un Suv a 200 all'ora

Il testimone che ha assistito allo scontro tra la barca a vela e lo yacht: "Ho visto il motoscafo arrivare come un fulmine, poi la pioggia di schegge sui passeggeri"

"La pioggia di schegge...". Lo yacht lanciato come un Suv a 200 all'ora

"Ho visto la scena della scontro, è stato terribile". Il capitano Edoardo Veneziani, ufficiale di coperta di una nota compagnia di navi da crociera e perito navale che collabora con uno studio di Roma, ha assisto all'incidente tra lo yatch e la barca a vela nel canale di mare che separa la costa dell'Argentario dall'isola del Giglio. "Una pioggia di microschegge di vetroresina che, per il forte impatto tra i due scafi, è schizzata addosso ai passeggeri. Per fare un paragone con la strada, è come se un suv andasse a impattare a 200 chilometri orari contro un'utilitaria", racconta l'ufficiale in una intervista a Il Messaggero.

La testimonianza

Sabato scorso, quando si è verificato l'incidente, Edoardo Veneziani era uscito per una gita in barca al largo delle acque dell'Argentario. Proprio come aveva fatto la comitiva di romani a bordo del veliero "Vahinè" e il gruppo di turisti danesi sullo yacht "Bibi Blue". "Lo schianto si è visto da lontano", spiega l'ufficiale. La fidanzata del figlio di Per Horup, l'imprenditore danese alla guida del motoscafo, ha raccontato agli inquirenti che la visibilità era scarsa per via dei raggi del sole che avrebbero impedito la visuale. Circostanza che il capitano Venenziani smentisce: "Innanzitutto voglio chiarire che, al contrario di quanto ho sentito dalle dichiarazioni della ragazza a bordo del motoscafo, la visibilità in quel momento era ottima. - afferma - I raggi non abbagliavano in alcun modo la vista. D'altronde il sole, nel momento dello scontro, ossia alle 17:03, era ancora alto nel cielo".

Il pilota automatico

Secondo la procura di Grosseto, che coordina le indagini, sullo yacht non era inserito il pilota automatico al momento dell'impatto. Tuttavia, per averne contezza, bisognerà attendere l'esito degli accertamenti tecnici. "Secondo me è possibile che fosse stato inserito l'autopilota - spiega l'ufficiale - considerato che il motoscafo non ha fatto alcuna manovra per evitare l'impatto. Questo verrà accertato dal tecnico della casa di produzione. Si tratta di un dispositivo che si può disattivare premendo un pulsante e che, quando è in funzione, si limita a seguire la rotta preimpostata con il gps, ma non è in grado di rilevare ostacoli".

"Come un fulmine"

Da una prima ricognizione risulta che la barca a vela abbia tentato una manovra disperata per evitare la collissione. "Ho visto il motoscafo arrivare come un fulmine da dritta (destra, ndr), rispetto alla barca a vela: non ha fatto alcuna manovra per evitare l'impatto. Era evidente che non avesse la tenuta di guardia. - ribadisce il capitano - L'impressione, insomma, è che non ci fosse qualcuno al timone vigile e pronto a intervenire in caso di emergenza. Anche se il motoscafo veniva da dritta e la barca a vela procedeva con il motore acceso e solo la randa spiegata, aveva comunque la precedenza la barca a vela". Mentre per la barca a vela c'è agli atti la traccia lasciata dal gps, il motoscafo non avrebbe avuto attivo il satellitare. Ma non è tutto. "Vahinè procedeva a soli 6,9 nodi e andava verso l'isola del Giglio, - conclude Veneziani - contro gli oltre 25 nodi del Fireline, che era diretta verso l'Elba".

In attesa dell'esito degli accertamenti tecnici, tre giorni fa, la procura di Grosseto ha iscritto nel registro degli indagati i due piloti delle imbarcazioni con l'ipotesi di reato per omicidio colposo, lesioni colpose e danneggiamento con pericolo di naufragio.

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