E a cinque mesi dalle elezioni regionali il Pd rischia di perdere l’alleanza con l’Udc

(...) di nulla è impossibile. E quindi è giusto ipotizzare le conseguenze che il pasticciaccio avrà sulla campagna elettorale e sulle possibilità di vittoria dei due schieramenti nelle elezioni del prossimo marzo, che tutti gli analisti considerano (o meglio: consideravano fino a ieri) equilibratissime e probabilmente decisive per uscire con il sorriso o con il broncio dall’intera tornata elettorale a livello nazionale. Già, perché è probabile che il sexygate alla Pisana influenzi la scelta del candidato alla presidenza della Regione da parte del Pdl. Non è peregrino ipotizzare che uno scandalo a sfondo sessuale, sommato a tutte le vicende in cui lo spioncino del boudoir si è sostituito, renda più forte una candidatura femminile. I nomi sono tre: Renata Polverini, Giorgia Meloni e Luisa Todini, in ordine di posizione sulla griglia di partenza.
E a sinistra? Nebbia fitta. Tutti a parole spergiurano fedeltà a Marrazzo. Compresi i tre candidati alla segreteria regionale che si sfidano domani nelle primarie: il franceschiniano Roberto Morassut («il nostro candidato è Piero Marrazzo come abbiamo ribadito in tante occasioni. A suo sostegno va costruito un centrosinistra più ampio con un forte Pd»); il bersaniano Alessandro Mazzoli («dobbiamo lavorare per la riconferma di Piero Marrazzo e per far sì che il centrosinistra dia nuovo impulso allo sviluppo del Lazio»); e la mariniana Ileana Argentin («noi sosteniamo lealmente Piero Marrazzo, al quale chiediamo però di fare un’inversione di marcia sulla sanità. Su questo tema dobbiamo avere il coraggio di fare scelte che rispondano alle esigenze dei cittadini»). Parole. Di fatto da tempo i rapporti del governatore uscente con il principale partito del centrosinistra sono gelidi, tanto che Marrazzo ha anche pensato a candidarsi a marzo con una lista civica. Senza contare che a più di qualcuno nel Pd non è andata giù l’insinuazione che quegli 80mila euro non sia stati estorti bensì offerti per ottenere il silenzio.


Fatto sta che ieri il solo a dirsi sicuro della ricandidatura di Marrazzo era il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, mentre in tanti si sono messi a elucubrare su una possibile exit strategy: una sorta di mission impossible, considerando che le possibilità di vittoria del centrosinistra erano legate a una possobile alleanza con l’Udc che lo scandalo sessuale, comunque lo si voglia leggere, non facilita di certo. E allora spunta l’ipotesi delle primarie, eterna solizione ai problemi della sinistra.Basterà?

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