Le rottamazioni deludono: in 6 anni incassato un terzo del gettito

L’erario ha incassato 18 dei 54 miliardi attesi. Le agevolazioni non hanno sortito l’effetto desiderato. Il punto della situazione dopo sei anni di rottamazioni

Le rottamazioni deludono: in 6 anni incassato un terzo del gettito

Le rottamazioni delle cartelle esattoriali non hanno dato i frutti sperati, così come attesta un approfondimento redatto e curato dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani, ente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, diretto da Carlo Cottarelli.

Dal 2016, sotto l’egida dell’allora premier Matteo Renzi, le rottamazioni si sono susseguite, attirando però un numero limitato di soggetti fiscali. In totale sono stati incassati 18 miliardi (a cui se ne aggiungono 2 da incassare) sui 54 miliardi previsti, ovvero un terzo di quanto atteso.

Breve storia delle rottamazioni

Ne 2016 l’esecutivo Renzi ha permesso l’estinzione dei debiti fiscali di cittadini e aziende mediante rateizzazione senza interessi di mora e sanzioni. Il periodo di copertura prevedeva, in prima istanza, gli anni fiscali dal 2000 al 2016, con il decreto Rottamazione-bis, poi il periodo è stato ampliato fino alla fine del mese di settembre del 2017.

Nel 2018 il primo governo dell’ex premier Giuseppe Conte, con la rottamazione-ter, ha concesso pagamenti più diluiti nel tempo estendendo di altri tre mesi, quindi fino alla fine del 2017, il periodo di validità dei debiti rottamabili.

Con il decreto Semplificazioni, nel 2019, ai soggetti fiscali che non avevano tenuto fede ai termini imposti dalla rottamazione-bis è stata data la possibilità di accedere alla rottamazione-ter.

Risale al 2018 anche il decreto 'Saldo e stralcio', ovvero la possibilità per i soggetti fiscali con Isee del nucleo famigliare inferiore ai 20mila euro di estinguere i debiti con l’erario accumulati tra il 2000 e il 2017 usufruendo di una riduzione dei debiti stessi e della cancellazione degli interessi di mora e delle sanzioni.

Nel 2021 è nata l’epoca dei 'sostegni', nei quali sono stati previsti sia il prolungamento dei periodi di pagamento per i debiti fiscali del 2020 e per quelli da saldare entro la fine del 2021.

Nel 2018 il primo esecutivo Conte aveva optato per la cancellazione dei debiti residui inferiori ai mille euro risalenti al periodo 2000-2010. Nel 2019 il decreto Sostegni ha alzato l’asticella, includendo i debiti residui fino a 5mila euro, limitatamente però agli Isee 2019 inferiori ai 30mila euro.

Gli effetti del fisco elastico

A partire dall’anno 2000 l’erario italiano ha accumulato più di 1.100 miliardi di crediti, ossia gettito che non è stato versato da circa 19 milioni di soggetti fiscali (persone e aziende). Si tratta di denaro difficilmente recuperabile e le rottamazioni sono diventate strumento per cercare di convogliare più fondi possibili nelle casse dello Stato. L’efficacia però è discutibile, come dimostrano i numeri citati dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani.

La prima e la seconda rottamazione hanno attirato l’interesse di 2,3 milioni di contribuenti. Le norme che vigevano hanno compresso a 26 miliardi il debito totale dei cattivi pagatori che, in totale, era di 45 miliardi di euro. Di questi 26 miliardi ne sono stati incamerati soltanto 11.

La terza versione della rottamazione ha portato nelle casse del fisco 6,3 miliardi di euro (ai quali se ne aggiungono 1,7 da pagare) sui 26,3 miliardi attesi.

Il decreto Saldo e stralcio ha attirato 400mila soggetti fiscali per un totale di 700 milioni di euro, poco più della metà del miliardo e 300 milioni attesi.

Si arriva così al totale di 18 miliardi incassati a fronte dei 54 miliardi su cui lo Stato ha legittimamente fatto affidamento. Tutto ciò dal 2016 a oggi, ossia durante sei anni.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica