Governo, la fiducia del Senato: i sì sono 174

Il Senato ha approvato con 174 sì e 129 no: sì alla fiducia dopo il risultato incassato ieri alla Camera. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: "Governare non è facile né semplice. A volte ho la voglia di lasciare questo sacrificio ad altri". Sul Fli: "Sarà leale anche se ha fatto una scelta per me dolorosa". Poi lancia la stagione costituente per le riforme (video). Bossi: "Pensiamo alle cose che deve fare il governo"

Governo, la fiducia del Senato: i sì sono 174

Roma - Il Senato ha approvato con 174 sì e 129 no (a fronte di una maggioranza richiesta di 152 voti su 303 votanti), la questione di fiducia posta dal presidente del Consiglio, SilvPdl, lega e fli-misto dopo le comunicazioni sulla situazione politica e sul programma di governo. A palazzo Madama il gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia può contare su 10 senatori. Si sono astenuti, non partecipando al voto di fiducia, i tre senatori della Sud Tirolen Volkspartei, mentre ha votato sì il rappresentante dell’Union Valdotaine, Antonio Fosson. "Sì, sì. Andiamo avanti", ha risposto così il premier che gli chiedevano cosa sarebbe successo dopo aver incassato i due voti di fiducia di ieri e oggi.

Il discorso del Premier "Ieri la Camera ha confermato la fiducia al governo con una maggioranza più ampia e articolata". Seconda e ultima puntata oggi a palazzo Madama della verifica parlamentare sul governo iniziata ieri a Montecitorio (segui la diretta). Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, assicura che il governo è nelle condizioni di "completare la legislatura" e lancia una stagione costituente di tre anni per attuare le "riforme necessarie" all'Italia per crescere. "Per l’Italia si deve aprire una grande stagione di riforme nella democrazia, nella sicurezza e nella liberta", lancia l'appello il Cavaliere assicurando che i finiani saranno "leali" e invitando anche l'opposizione a parteciparvi.

Una maggioranza più forte A Palazzo Madama Berlusconi mostra soddisfazione per l risultato incassato ieri a Montecitorio: "Ieri la Camera ha confermato la fiducia al governo con una maggioranza più ampia e articolata. Il governo è nelle condizioni di completare la legislatura". Pur ammettendo che "governare non è facile né semplice" tanto che "a volte ho la voglia di lasciare questo sacrificio ad altri", il premier assicura: "La maggioranza è più forte. Questo è il vero dato emerso dal voto di ieri, non certo confusi calcoli di aritmetica parlamentare che non appassionano me e certo non appassionano gli italiani". "Alla Camera - ribadisce il premier - ho avuto il consenso di tutti i parlamentari con pochissime eccezioni personali e di diversi altri deputati che hanno liberamente, e dico liberamente, ritenuto di assumersi la responsabilità di costruire con noi la stagione delle riforme".

Appello alla responsabilità Berlusconi torna ad appellarsi ai moderati dell’Udc e del Pd: "Un serio partito centrista come l’Udc e il Pd che aspira a diventare un’alternativa di governo riformista credo debbano andare al di là degli slogan, dei tatticismi e dei calcoli di breve periodo: una democrazia compiuta ha bisogno di una maggioranza e un’opposizione responsabili che sappiano comportarsi civilmente e trovare una sintesi, quando l’interesse della nazione lo impone e le condizioni della politica lo consentono". Poi parlando ai finiani il premier lancia un nuovo appello: "Oggi tutti confermano il sostegno concreto al governo. Tutti anche chi ha fatto una scelta per me dolorosa di separazione come Fli la cui azione parlamentare sarà portata avanti all’insegna dello spirito costruttivo e leale di sempre".

Le riforme per cambiare l'Italia Come già annunciato ieri a Montecitorio, Berlusconi rilancia le riforme che il governo vuole attuare per il Paese. Dalla lotta ai clandestini al contrasto della criminalità, dalla riforma della giustizia alle grandi opere. Insomma, secondo il premier, quella che dopo il voto di ieri si può avviare è "una stagione costituente per fare le riforme che servono al Paese". Berlusconi deposita il discorso svolto ieri alla Camera, ripercorrendo però i cinque punti programmatici su cui si chiede la fiducia: fisco, sud, sicurezza, giustizia e federalismo. E assicura: "L’attuazione del federalismo fiscale non comporterà maggiori costi e sarà attuato senza nessun aggravio della pressione fiscale che sarà destinata a diminuire progressivamente".

Separazione delle carriere e scudo Nel processo penale deve essere "assicurata la parità fra accusa e difesa per una maggiore tutela delle vittime e per la maggiore garanzia degli indagati. Occorrerà intervenire sulla struttura del Csm con una riforma costituzionale che presenti due organismi separati: una per i magistrati inquirenti e una per i magistrati giudicanti, nella logica della necessaria separazione delle carriere. Occorrerà rafforzare anche la normativa sulla responsabilità dei magistrati che sbagliano" . Quanto alla legge per la tutela della altre cariche dello stato il premier rilancia lo scudo: "La Giustizia è un pilastro fondamentale dello stato di diritto, ma l’uso politico della giustizia è un elemento di squilibrio fra gli ordini dello stato: è dovere della politica ripristinare il primato della politica sancito dalla volontà popolare. Spetta al legislatore applicare le leggi, spetta al magistrato applicarle".

Le grandi opere "Dal 2002 al 2009 sul valore delle opere approvato dal Cipe sono stati triplicati gli interventi nel Mezzogiorno - continua Berlusconi - nei prossimi 3 anni saranno investite nel Mezzogiorno risorse per circa 21 miliardi di euro, il 40 per cento degli investimenti complessivi per tutta l’Italia, per raggiungere così nel 2013 alcuni risultati importanti come il completamento dell’ autostrada Salerno-Reggio Calabria, un punto sanguinante e una ferita aperta, che abbiamo ereditato in condizioni di scandaloso abbandono e per la quale si sta lavorando da anni". Il premier rilancia il piano Per il Sud aggiungendo che "entro dicembre sarà pronto il progetto esecutivo del Ponte sullo stretto di Messina". Berlusconi ricorda, poi, che l’appalto per quest’opera "era stato affidato una cooperativa di imprese italiane, evitando la partecipazione delle grandi imprese straniere perchè volevamo che quest’opera fosse un orgoglio italiano, ma con l’intervento del governo della sinistra il piano è stato accantonato: cinque anni per costruire, cinque minuti per distruggere".

La politica estera Berlusconi rivendica i successi conseguiti in politica estera: "Io sono un anziano tycoon che è in politica da molti anni e faccio politica estera da 16 anni con risultati straordinari". Tra questi il premier ricorda di aver "intimato come presidente del G8 di non presentarsi in Italia se prima non fosse stato firmato l’accordo per la riduzione degli arsenali militari. Cosa, questa, che fecero a Mosca e vennero a L’Aquila mostrandomi il contratto siglato". "Questo signore - prosegue Berlusconi - è poi andato a Washington e ci restò finchè alla fine non arrivarono settecento miliardi di dollari perch‚ le banche americane non fallissero". Tra i successi ottenuti anche quello che lo ha visto protagonista nello sventare una crisi tra Russia e Georgia: "Domandi al presidente Putin e a Sarkozy come è andata la vicenda in cui c’erano i carri armati russi a 15 chilometri da Tiblisi. Sempre questo signore, dopo molte ore al telefono con Putin e Sarkozy, riuscì a fare in modo che i russi decidessero di non attaccare e non dare seguito all’intenzione di impiccare all’albero più alto il presidente georgiano". 

I rapporti con Gheddafi "Non c’è stato nessun inginocchiamento da parte nostra nei confronti di Gheddafi", ribatte duramente il premier all'opposizione che, nelle ultime settimane, lo aveva criticato per i rapporti con il governo libico. Così rispondendo alle critiche sulla cedevolezza di Palazzo Chigi nei confronti di Tripoli, il Cavaliere puntualizza che, durante l’ultima visita del leader libico in Italia, il governo non è mai stato informato su quello che voleva fare. "E' stato invitato ad una manifestazione straordinaria dei Carabinieri che lo ha ammutolito", aggiunge il premier ribadendo i rapporti amichevoli con lo stato Nord africano.

La stampa contro il governo Il presidente del Consiglio torna ad accusare la stampa marcatamente scheirata contro il governo. "Sapete contare le copie? - chiede Berlusconi ai senatori in aula - vedrete che i giornali considerati più vicini a noi, che forse ci fanno più male che bene, sono una porzione minore dell’intera tiratura dei giornali". Immediata la reazione dei senatori dell’opposizione che in a Palazzo Madama contestano le del presidente del Consiglio che, però, subito ribatte: "La maggior parte dei media sono più vicini alla sinistra".

Bossi frena sul voto "Ora non si può più sbagliare oppure si va al voto, l’hanno capito tutti, anche i finiani". Il leader della Lega, Umberto Bossi, mette in guardia la maggioranza sulle prossime mosse: "Penso positivo e o salta adesso o non salta più". Poi frena sulla possibilità di un voto anticipato: "Marzo è più probabile, ma adesso non bisogna parlare di marzo, andiamo avanti, pensiamo alle cose che deve fare il governo. Maroni è una persona saggia, ma ormai è passata la fiducia, non si vota adesso". "A quanto pare i finiani sono indispensabili sulla carta per la tenuta del governo", continua a ragionare il Senatùr sottolineando però che in questo momento "hanno paura tutti di andare al voto".

In serata il premier scherza coi cronisti "Ho sentito per 7 ore i senatori oggi in aula. Metà erano a favore e metà erano contro e io ho avuto la capacità di non addormentarmi...". Silvio Berlusconi partecipa all’inaugurazione della mostra dell’antiquariato a palazzo Venezia. Il premier si ferma a scambiare una battuta con un gallerista sull’esito del dibattito di oggi a palazzo Madama sul voto di fiducia al governo. Il Cavaliere fa il tradizionale giro degli stand e a tutti chiede quanto costa l’opera d’arte che gli interessa, poi scherza: "oggi sono venuto qui per l’inaugurazione, ma domani tornerò per una visita da cliente, quindi preparatevi a farmi degli sconti...".

Il Cavaliere è incuriosito da una vecchia stampa che ritrae piazza Colonna con palazzo Chigi: "ah, ah, ecco com’era una volta...". Poi si ferma a salutare Cesare Romiti presidente del comitato Italia-Cina. Davanti ad una serie di sculture che raffigurano un baccanale, il premier esclama: "come è bello il baccanale...". 

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