Inchiesta di Bari, Angelucci dal Gip

L’imprenditore accusato di corruzione in cambio della gestione di 11 residenze sanitarie

nostro inviato a Bari

È il giorno di Giampaolo Angelucci: dopo quasi una settimana di arresti domiciliari (è recluso in casa da martedì scorso), il trentaseienne imprenditore della sanità privata e dell'editoria (Libero e Riformista) oggi sarà sentito dal giudice per le indagini preliminari di Bari Giuseppe De Benedictis. Nell'interrogatorio di garanzia dovrà spiegare come ha ottenuto dalla Regione Puglia la gestione delle 11 residenze sanitarie assistite affidategli negli ultimi tre anni e soprattutto se i contributi versati al movimento politico dell'ex governatore Raffaele Fitto sono davvero liberalità per la campagna elettorale, come sostiene lui, o una maxi-tangente, come invece ritiene la procura del capoluogo pugliese.
Angelucci è uno dei personaggi chiave dell'inchiesta, anche se il clamore iniziale è sfumato davanti al coinvolgimento del vescovo di Lecce, monsignor Cosmo Francesco Ruppi, e alle polemiche per i metodi investigativi. Gli inquirenti infatti hanno intercettato 150mila telefonate degli indagati, hanno riempito 17 faldoni di atti, ma soprattutto hanno scelto di intervenire sui mezzi di informazione nei giorni in cui entravano in vigore le nuove norme che impongono ai magistrati grande cautela nelle dichiarazioni. I pubblici ministeri Marco Dinapoli, Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro hanno convocato una conferenza stampa poche ore dopo gli arresti; il giorno dopo il procuratore di Bari Emilio Marzano ha giudicato «fondate le accuse» dei suoi sostituti, mentre Dinapoli (che è procuratore aggiunto) parlava di «cupola scoperchiata» in una contestata intervista a Repubblica. All'offensiva mediatica della procura, Fitto ha reagito con una querela, una richiesta di danni e la richiesta al procuratore generale della Cassazione di aprire un procedimento disciplinare contro Dinapoli.
L'accusa per Angelucci è quella di aver versato 500mila euro al movimento «La Puglia prima di tutto» facendoli figurare come contributi elettorali, ma per i pm sarebbero tangenti versate all'ex governatore azzurro in cambio della gestione delle 11 residenze sanitarie, che offrono assistenza medica e riabilitativa per complessivi 622 posti letto convenzionati. Fitto, sostengono i magistrati, avrebbe falsificato le relazioni dei funzionari regionali in modo da giustificare l'affidamento della gestione al re delle cliniche. Il neodeputato nega sia i falsi sia le tangenti: ogni contributo è registrato, ogni spesa elettorale giustificata e non ci sono fondi neri.

Le sovvenzioni degli Angelucci sono giunte in diverse date, con somme variabili e da numerose società del gruppo; la «tranche» più consistente (75mila euro) è stata versata dalla Cooperativa editoriale Libero di Roma, editrice del quotidiano.

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