Galan messo alle strette chiede un incontro coi pm

Il 4 luglio la Camera voterà per il suo arresto. Il procuratore Nordio: "È soltanto l'inizio"

Galan messo alle strette chiede un incontro coi pm

È una gara contro il tempo. Domani la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera inizia a esaminare gli incartamenti arrivati dal tribunale di Venezia. E allora Giancarlo Galan, reduce da un meeting coni suoi avvocati, tenta di anticipare i colleghi del parlamento che entro il 4 luglio devono pronunciarsi sul suo arresto. E chiede un incontro ai magistrati veneziani. Tutto questo nelle stesse ore in cui il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio fa, a proposito dell'inchiesta, un'affermazione a suo modo apocalittica: «È la fine dell'inizio, di una prima fase che avrà ulteriori sviluppi. Un'ordinanza di custodia cautelare per definizione non è certo la fine». Quali saranno gli sviluppi della tangentopoli del Mose?

Si parla di un livello romano che sarebbe stato foraggiato dai re Mida del Consorzio Venezia Nuova, magari passando attraverso proconsoli in laguna. Si spendono nomi altisonanti come quello di Giulio Tremonti, presunto destinatario di una tangente passata per le mani dell'ex deputato Marco Milanese. L'interrogatorio dell'ex ministro, ventilato nei giorni scorsi, non è all'ordine del giorno. E Tremonti non è indagato. Galan invece continua a proclamarsi innocente e parla di «nefandezze altrui». Insomma, prova a buttare la palla da un'altra parte, anche se le accuse contro di lui, come quelle formulate dalla sua ex segretaria Claudia Minutillo, sono precise e devastanti. Galan, che sarebbe stato remunerato con uno stipendio di 1 milione l'anno, evidentemente è convinto di poter spiegare i 10 milioni circa che i pm gli contestano. Per questo si prepara al rendez vous che potrebbe avvenire giovedì: non un interrogatorio in piena regola ma un'audizione con le dichiarazioni spontanee dell'ex governatore. Che così, almeno per il momento, riuscirebbe a sottrarsi alle domande dei pm.

Intanto, anche l'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi si chiama fuori dall'indagine. Lunardi non è indagato ma dal mare magnum delle carte è saltato fuori un verbale firmato da Piergiorgio Baita, l'ex presidente del gruppo Mantovani, ovvero il socio più importante del Consorzio, che chiama in causa l'ingegner Lunardi per un appalto assegnato al suo studio. Un lavoro che sarebbe costato 500mila euro in più del dovuto e questo per aiutare l'ex ministro, in difficoltà perché condannato dalla Corte dei conti a dover risarcire lo Stato con 1,5 milioni di euro per tutt'altra vicenda. «Hanno tirato in ballo - replica l'ex ministro - un incarico dato al mio studio che riguardava la progettazione preliminare della prosecuzione dell'autostrada A27 da Ponte delle Alpi a Pieve di Cadore. È un contratto limpidissimo. Non c'è nulla da nascondere, da due anni la Finanza ha tutto».

Come i giudici calabresi che cercano di ricostruire

la rete di amicizie che avrebbe favorito la latitanza dell'ex deputato Amedeo Matacena. Il gip di Reggio Calabria ha stabilito che la moglie Chiara Rizzo, molto legata all'ex ministro Claudio Scajola, rimarrà in carcere.

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