Renzi, ecco il "Jobs Act"

Il segretario Pd presenta una bozza "aperta a modifiche" contro la disoccupazione e per aiutare l'Italia a ripartire. Brunetta: "Scritto da dilettanti allo sbaraglio"

Renzi, ecco il "Jobs Act"

Meno contratti, più tutele. È questo in sintesi il documento che Matteo Renzi proporrà il 16 gennaio alla direzione del Pd. Lui lo chiama "Jobs Act", strizzando l'occhio ai provvedimenti statunitensi, ma non è altro che una riforma del lavoro che, nelle intenzioni del segretario Pd, dovrebbe aiutare l'Italia a ripartire.

Una prima bozza delle proposte - che probabilmente saranno al centro di un incontro con Enrico Letta - è stata pubblicata nella newsletter di Renzi. Una bozza aperta a "osservazioni, critiche, integrazioni" da parte di parlamentari e addetti ai lavori a cui è stata inviata. "Un cambiamento radicale è possibile partendo dall’assunto che il sistema Paese ha le risorse per essere leader in Europa e punto di attrazione nel mondo. E che la globalizzazione non è il nostro problema, ma la più grande opportunità per l’Italia", spiega il sindaco di Firenze nel suo manifesto, "L’obiettivo è creare posti di lavoro, rendendo semplice il sistema, incentivando voglia di investire dei nostri imprenditori, attraendo capitali stranieri".

La proposta di Renzi si pone due propositi: cambiare il sistema-lavoro e modificare le regole attuali. Nel primo caso l'intento è quello di tagliare i costi per le imprese e snellire la burocrazia con una serie di provvedimenti che vanno dalla semplficazione amministrativa alla diminuzione delle tasse per chi produce lavoro. Per il rottamatore è importante anche ridurre "le varie formie contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile" e - pur non citando mai l'articolo 18 - mettere in atto un "processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti". Per far fronte alla disoccupazione, poi, il job act prevede "un assegno universale, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l'obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro". Per quanto riguarda i sindacati, invece, Renzi propone una rappresentanza "alla tedesca", con rsa "eletti direttamente dai lavoratori nei Cda delle grandi aziende".

Il "Jobs Act" è stato promosso dall'Unione europea, secondo cui le proposte di Renzi rappresentano "un nuovo programma" e sembrano "andare nella direzione auspicata dall'Ue in questi anni", come ha spiegato il commissario Ue per il Lavoro, Laszlo Andor.

"La proposta di Renzi sulla natura dei contratti e le tutele ad essi collegati non è nuova, ma va dettagliata meglio", ha commentato però il ministro del Lavoro Enrico Giovannini su Radio 1, "C’è poi da dire che molte delle proposte presentate da Renzi in questa lista prevedono investimenti consistenti. Noi adesso abbiamo ogni trimestre circa 400 mila assunzioni a tempo indeterminato e circa 1 milione e 6 a tempo determinato. Allora riuscire a trasformare contratti precari in contratti di più lunga durata è un obiettivo assolutamente condivisibile, che però in un momento di grande incertezza come questo molte imprese siano disponibili ad andare in questa direzione è un fatto fa verificare".

Caustico anche Renato Brunetta, secondo cui la bozza è stata scritta da "dilettanti allo sbaraglio" e "dimostra che una cosa sono le campagne elettorali di partito e altra cosa sono le proposte serie e convincenti per governare il Paese"." Quello che si è letto è di una pochezza tecnica, culturale, politica e scientifica spaventose, e da esso emerge una totale non conoscenza non solo delle relazioni industriali, ma anche e soprattutto del rapporto che lega il lavoro allo sviluppo economico", dice il capogruppo di Forza Italia alla Camera, "Tra le strategie contenute nel Jobs act, per esempio, il sussidio universale significa più contributi, quindi più costi per le aziende; la legge sulla rappresentatività sindacale mette nelle mani della magistratura la certezza degli accordi sindacali; la presenza nei Cda delle aziende di rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori fa venire i brividi; la sostituzione degli attuali contratti di lavoro flessibili con un contratto unico a tempo indeterminato, senza toccare l’articolo 18, va contro i lavoratori e produce effetti addirittura peggiori delle già pessime riforme Fornero. Tutte misure quindi, contro le imprese, contro i giovani, contro il mercato del lavoro, contro la competitività del paese.

Tutta fuffa mediatica, buona solo per abbindolare qualche sindacalista opportunista e qualche altrettanto opportunista portavoce brussellese. Forza Renzi, vai avanti così e vedremo, anche prima del previsto, che il re è nudo".

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