"Taxi di carne umana". E la Ong va a Civitavecchia

Nuove assegnazioni di un porto italiano per le navi Ong: la Aita Mari e la Life Support, con quasi 200 migranti complessivi, in direzione di Civitavecchia

"Taxi di carne umana". E la Ong va a Civitavecchia

La nave Aita Mari dell'organizzazione non governativa spagnola Salvamento Maritimo Humanitario ha recuperato 31 migranti da un barcone, nei pressi delle acque libiche. Allo stesso modo la nave Life Support di Emergency ne ha recuperati oltre 100, in due diversi interventi, in quello stesso specchio di mare. L'area di operazione delle Ong è sempre la stessa, quella della rotta cirenaica. Nonostante non sia la più trafficata, tutte le Ong operano lì, pressoché ignorando quella tripolitania. Non sono chiari i motivi della selezione operata all'origine da parte delle organizzazioni, che di fatto hanno scelto di concentrarsi solo su una rotta, ignorando l'altra. A seguito degli interventi effettuati tra il 15 e il 16 febbraio, alle navi è stato assegnato il porto di Civitavecchia.

Dopo l'assegnazione di Ancona alla Geo Barents e di Ravenna alla Ocean Viking, il governo ha scelto un porto sul versante tirrenico per la nave, per non concentrare gli sbarchi tutti su una zona del Paese. Sono state vibranti le proteste da parte di Medici senza frontiere per l'assegnazione del porto di Ancona, con la solita richiesta da parte della Ong per sbarcare in Sicilia. Questo nonostante dal Viminale sia stato ribadito in più occasioni che non saranno aperti i porti meridionali del Paese per una questione di gestione logistica, dopo che per tanti anni sono stati stressati da centinaia di sbarchi con migliaia di migranti.

In un'intervista rilasciata al Corriere della sera, il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, che ha le deleghe di coordinamento delle norme che riguardano coste e mare, ha spiegato ancora una volta la direzione intrapresa dal governo. Per quanto riguarda le critiche che ciclicamente vengono rivolte dalle ong all'esecutivo, Musumeci ha sottolineato che "sono infondate, non c'è alcuna penali azione, ognuno deve fare il suo mestiere. Abbiamo adottato delle norme in linea con la politica che il governo si è data e che non violano il diritto internazionale". Infatti, il ministro ha specificato che "una cosa è il soccorso a chi rischia di annegare altra cosa è fare un servizio di taxi di carne umana, finendo con l'alimentare il traffico di persone vittime delle organizzazioni criminali".

Le Ong continuano a impuntarsi sulla richiesta di porto in Italia, nonostante non sia il nostro il Paese responsabile di questi interventi, che vengono svolti in zona Sar della Libia o di Malta e, comunque, a breve

distanza dalla Tunisia, che è il Paese con i porti sicuri più vicini. La testardaggine della richiesta di porto in Italia ha, probabilmente, altri obiettivi, come quello di attaccare il governo con l'appoggio dell'opposizione.

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