L'Egitto è in fiamme, si avvicina il dopo Mubarak Baradei: "Sono incaricato di formare il governo"

Scontri e devastazioni in tutte le principali città del Paese, razziato il museo egizio (video). Secondo gli ultimi bilanci le vittime sono più di 150. La famiglia di Mubarak è scappata a Londra. Obama: agevolare la transizione. La rivolta corre sul web

L'Egitto è in fiamme, si avvicina il dopo Mubarak 
Baradei: "Sono incaricato di formare il governo"

Milano - L'Egitto è in fiamme e sul Paese aleggia l'incubo della guerra civile. In tutte le città è scoppiato il caos, centinaia di detenuti armati sono scappati dal carcere del Cairo. L'esercito è nelle strade e ora ha fatto ingresso anche nel tempio del turismo blaneare: Sharm el Sheik, una sorta di costola dell'Occidente incastrata in Africa. Molti turisti italiani sono bloccati nella città e non riescono a scappare a causa della mancanza di voli. Nella piazza principale della capitale è arrivato El Baradei forte dell'incarico ricevuto da tutti i movimenti di opposizione: formare un nuovo governo. Posizione appoggiata anche dagli Usa che, tramite Hillary Clinton, chiedono a Mubarak di agevolare un processo di transizione. 

Baradei: "Un nuovo governo" "Sto cercando di mettermi in contatto con l’Esercito, perchè sono stato incaricato dalle forze di opposizione di formare un governo di salvezza nazionale" è questo il messaggio che Baradei ha portato folla che lo stava aspettando. Sulla gente accalcata volteggiano ancora, a titolo intimidatorio, i caccia dell'esercito, ma la rivolta continua. 

Violato il coprifuoco Migliaia di persone, anche questa notte, hanno violato il coprifuoco imposto da MUbarak per protestare contro il governo. Dopo cinque giorni di scontri e cortei le vittime, secondo i quotidiani arabi, sono almeno 150. Molto diverso il bilancio ufficiale fatto trapelare da fonti governative: trenta morti. L'estremo tentativo di Mubarak di sciogliere il governo e nominare un nuovo premier non ha calmato gli animi, come ha dichiarato ieri El Baradei la rivolta continuerà fino a quando il "faraone" non si schioderà dal suo scranno. L'impressione che Mubarak abbia le ore contate è stata suffragata anche dalla fuga dei suoi familiari. La moglie e i figli, compreso Ghamal il primogenito destinato alla successione al "trono", sarebbero scappati a Londra per evitare il peggio. Nella notte almeno 19 "paperoni" egiziani hanno lasciato il Cairo con i loro jet privati per trovare riparo a Dubai, la paura di un rivoluzione sanguinaria e dei saccheggi sta affollando gli aeroporti di tutto il Paese. La rivolta del pane tunisina, in Egitto è diventata una vera e proprio rivoluzione che produce bollettini e scontri da guerra civile. Un Paese più grande, con una povertà più diffusa e una maggiore penetrazione del fondamentalismo islamico nel mondo politico. Sono questi alcuni degli ingredienti che rendono la terra dei faraoni una polveriera sul punto di esplodere. Ieri gli scontri hanno registrato un aumento del livello della violenza e la rivolta politica si è trasformata in violenza gratuita e vandalismo. Squadre di saccheggiatori hanno invaso i quartieri borghesi della capitale per depredare ville e appartamenti.

Saccheggiato il museo del Cairo Violato anche uno dei simboli della cultura del Paese, il museo egizio del Cairo: sono state rotte le vetrine espositive e rubati o distrutti i preziosissimi reperti. Per le strade il presidio dei tank dell'esercito, che spesso decide di non intervenire con i rivoltosi. L'immagine più significativa di questi giorni è l'abbraccio su un carroarmato tra un giovane soldato e uno dei manifestanti. A livello internazionale la preoccupazione resta forte. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, al termine del suo incontro con lo staff della Sicurezza Nazionale ha rinnovato il suo appello a fermare le violenze e a favore della moderazione.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier britannico David Cameron hanno lanciato un appello congiunto a Mubarak perch‚ "eviti ad ogni costo l'uso della violenza contro civili disarmati", e ai manifestanti affinchè "esercitino pacificamente i loro diritti". Il conto alla rovescia continua.

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