Martedì 28 aprile 2009

Ieri il silenzio, oggi la contestazione. I tifosi della Roma hanno dato un giorno di tregua ai giocatori reduci dall’infamia di Firenze, una delle più squallide partite degli ultimi anni nella sera che doveva essere del riscatto e della speranza. Ieri, primo giorno del ritiro deciso dalla società a Trigoria, i fan giallorossi hanno deciso che la punizione peggiore per i loro beniamini (si fa per dire) era l’indifferenza e quasi nessuno si è recato al Bernardini. A dar conto degli umori (tetri) della piazza un solo striscione messo domenica da un gruppo storico della tifoseria romanista: «I Fedayn hanno perso la pazienza. indegni». Un’altra mano invece aveva deciso di ricordare con lo spray le ultime performance della squadra di Spalletti sul muro di Trigoria: «Roma-inter 0-4, Roma-Juve 1-4, Lazio-Roma 4-2, Fiorentina-Roma 4-1. BASTA!!!».
Ma il giorno della grande protesta è oggi. I gruppi di tifosi si recheranno intorno alle 17 a Trigoria per fare sentire la propria voce, con un sit-in si spera civile, che esprimerà la delusione del popolo giallorosso per una stagione a questo punto fallimentare e per un futuro giorno dopo giorno sempre più incerto. È probabile che a questo punto la piazza si esprima decisamente per un cambio al vertice, dopo anni in cui qualsiasi ipotesi di vendita vedeva i tifosi dividersi tra i caldeggiatori di una nuova proprietà e i «sensiani» convinti.
E a proposito dei rumors che da giorni circondano la società giallorossa, ieri è stato un giorno interlocutorio nella complessa trattativa che vede la cordata svizzero-tedesca che fa capo ai Flick bussare alla porta dei Sensi per rilevare una sostanziosa quota societaria. Da segnalare comunque le parole dell’ex difensore romanista sebino nela che, intervistato da Retesport, si è detto sicuro che la trattativa andrà in porto nel giro di massimo dieci giorni. Un’ipotesi che sembra non piacere per niente a un tifoso storico della «Maggica». «Abbiamo un bel proverbio qui a Roma. Il peggio non è mai morto», ha detto Giulio Andreotti ai microfoni de «La politica nel pallone», la trasmissione di Gr Parlamento dedicata al calcio. «Cambiare - ha spiegato il senatore a vita - non è necessariamente sinonimo di cambiare in meglio. Se uno zoppica da un piede non è bello, ma se uno poi si deve mettere seduto perché zoppica pure dall’altro è ancora peggio. Ho un grande rispetto per i Sensi. In fondo sono loro che hanno tirato fuori i soldi». Difesa d’ufficio anche per Spalletti: «Ha una grande pazienza di non mandare a morire ammazzate tante persone, che comodamente sedutegli vogliono dare lezioni. Se la squadra è composta bene e allenata bene, poi, se la proprietà è dell’uno o dell’altro a me non interessa niente».
Di certo quella che si prepara alla contestazione di oggi e all’ulteriore ultima spiaggia contro il Chievo domenica prossima è una squadra a pezzi nel morale ma anche nel fisico.

Ieri il doppio allenamento sotto un cielo plumbeo e un vento sferzante - a rendere l’atmosfera ancora più cupa - è servito per l’ennesimo conto dei probabili assenti di domenica: squalificato Pizarro, espulso sabato a Firenze, sicuri assenti i lungodegenti Cicinho, Juan, Aquilani e Doni, in dubbio Menez, Vucinic, Perrotta, ai minimi termini Totti,e con una lista di diffidati (otto uomini) che renderà pesante ogni cartellino giallo. Allegria.

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