MI MANDA RAITRE, CON MALINCONIA

C’è qualcosa di malinconico nel susseguirsi delle edizioni annuali di Mi manda Raitre (venerdì su Raitre, ore 21). La trasmissione funziona, nel senso televisivo del termine, e non c'è nulla da eccepire né sul fronte delle motivazioni che la sostengono (dare spazio alla pubblica denuncia di soprusi e truffe, mettere in guardia il cittadino) né su quello della conduzione affidata efficacemente ad Andrea Vianello. Del resto questo è il tipico programma che facilita il lavoro del conduttore e ne assorbe meglio di ogni altro il turn over, in quanto scatta immediatamente nel pubblico l'identificazione con il ruolo di difensore dei diritti del cittadino calpestati da piccoli o grandi raggiri, inadempienze pubbliche e private. Il senso di malinconia che deriva dalla visione di Mi manda Raitre è collegato alla percezione che nulla cambia mai in quella branca del costume italiano che attiene al corretto comportamento nei rapporti commerciali, alla soglia minima di decenza morale e di doverosa professionalità che dovrebbe regolare ogni tipo di contratto, transazione, patto, offerta di servizi e rispetto delle promesse formulate. In questo senso lo scenario offerto settimanalmente dalla trasmissione è desolantemente ripetitivo, e ci mostra un'Italietta perennemente alla mercè di truffatori spesso alle prese con artifizi troppo più grandi di loro, contrapposti a una folla di truffati a loro volta troppe volte fermi un passo indietro rispetto alla necessità di far funzionare le antenne ed evitare di farsi prendere per il naso. Non si vedono insomma miglioramenti, progressi di alcun tipo nell'involontario «gioco delle parti» tra furbi e fessi che Mi manda Raitre manda in scena ad ogni stagione con un copione che non presenta mai uno scatto, un salto in avanti, un accenno di cambiamento di rotta che eviti la sensazione che le lancette dell'orologio siano bloccate sulla stessa ora e sugli stessi comportamenti di sempre. L'unica percezione di «movimento» è di tipo puramente quantitativo, e si riferisce al dubbio se, anno dopo anno e puntata dopo puntata, siano ormai più numerosi i truffatori o i truffati, e se la vecchia definizione di «arte di arrangiarsi» con cui si è sempre etichettato il Dna di noi italiani riguardi maggiormente chi cerca di gabbare il prossimo o chi tenta di scampare agli inghippi nascosti dietro ogni angolo della vita quotidiana.

Poco altro di nuovo presenta, suo malgrado, Mi manda Raitre: al massimo qualche dirigente amministrativo in più che ha il coraggio di presentarsi davanti alle telecamere, o qualche accusato di truffa che ora accetta il pubblico confronto ma lo fa solo in presenza del suo avvocato, come davanti a un pm. Non è molto, ma per il momento bisogna accontentarsi.

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