Addio alla piccola Diana fra rabbia e dolore "Abbandonati da tutti"

Alla cerimonia anche il grido del quartiere "Le istituzioni a Ponte Lambro non ci sono"

Addio alla piccola Diana fra rabbia e dolore "Abbandonati da tutti"

Sono le 14.43 a San Giuliano Milanese quando il feretro della piccola Diana arriva in via Buozzi davanti alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Diana Pifferi a Milano e in tutto il Paese in questi giorni la conoscono tutti anche solo per nome. È la bimba di 18 mesi morta di stenti in un appartamento di Ponte Lambro dopo che la madre 36enne Alessia l'ha abbandonata sola in casa per sei giorni per andare a trovare il convivente nella Bergamasca e trascorrere con lui del tempo che, a ogni costo, voleva proprio e libero. Anche, evidentemente, a costo della sofferenza della figlioletta.

Il quartiere si muove da un pezzo come un'onda anomala tra la folla davanti alla chiesa, ulula di rabbia e dolore che da giorni tiene faticosamente a bada, ma non vede l'ora di esprimere, di buttare fuori. Sentimenti repressi a fatica e liberati in applausi anche fin troppo fragorosi davanti alla bara e, poco più tardi, in chiesa. Quando un amico di famiglia chiede apertamente, in un messaggio letto dal pulpito al termine della cerimonia funebre, «Giustizia senza sconti» per la piccola Diana.

Anche alla fine delle esequie qualcuno raggiunge il sindaco Beppe Sala, che ha partecipato al funerale per gridare: «Le istituzioni a Ponte Lambro sono assenti!!». Un altro si accoda, accorato. E sibila: «A noi non ci aiuta nessuno».

Il quartiere si sente ferito, abbandonato, lontano chilometri dal centro e dalle sue luci. E le parole del parroco don Luca Violoni, hanno il sapore amaro di qualcosa di preannunciato, quando dal pulpito parla di «Impotenza profonda, rammarico (...), in una società un tempo liquida e ora gassosa, in cui il soggetto si squaglia su se stesso, incapace di relazioni».

Ma è ancora il messaggio del sindaco a colpire nell'intimo l'omertà che da sempre aleggia nella zona, rendendo la comunità di Ponte Lambro, per molti aspetti, un piccolo fortino di problemi, ma anche di silenzi profondi e segreti ben custoditi.

«Credo che sia molto importante che tutti segnalino i disagi. Non è questione di essere delatori ma di dare segnali, così il lavoro è facilitato per le istituzioni». E il sindaco aggiunge, ricalcando il pensiero espresso nei giorni scorsi Alessandra Kustermann - la ginecologa ormai in pensione ma creatrice del Servizio violenze sessuali e domestiche fiore all'occhiello della clinica Mangiagalli - parlando del caso della piccola Diana e denunciando l'assenza di «sentinelle» sul territorio che permettano di far emergere casi gravi che purtroppo restano sommersi. «Non è facile individuare i segni prima: le comunità sono fatte anche di singoli quartieri - dice Sala -. In questo periodo storico così tremendo ci deve essere responsabilità nelle famiglie, nella comunità, nelle istituzioni e nella Chiesa».

La vicenda di Diana, sottolinea Sala, è «una tragedia che lascia allibiti.

Anche da credente dinnanzi a una vicenda tanto drammatica non è facile pensare nella vita eterna. Ma sarebbe importante sapere che c'è un futuro anche per lei. E giustizia». Il sindaco spiega infine che intende contribuire ai funerali: «Tra me e il sindaco di San Giuliano ce ne faremo carico senza problemi».

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