Un'ong accusa Assad: "Investimenti milionari a Mosca"

Secondo un’ong britannica, l’impero immobiliare creato a Mosca dai parenti di Assad sarebbe il frutto di riciclaggio internazionale di denaro

Un'ong accusa Assad: "Investimenti milionari a Mosca"

Un’ong anticorruzione britannica ha di recente accusato la famiglia del presidente siriano Bashar al Assad di possedere un tesoro milionario in Russia.

Global Witness, sigla impegnata nella promozione del valore della trasparenza e nella denuncia delle violazioni dei diritti umani in corso nel mondo, ha infatti di recente, riporta The Daily Telegraph, passato al setaccio gli affari del clan Makhlouf, uno dei più ricchi e potenti del Paese arabo e a cui appartengono lo zio materno e i cugini del leader di Damasco.

Questi familiari di Assad, stando alle indagini condotte dall’ong, avrebbero creato un vero e proprio impero immobiliare a Mosca, in base a un ingegnoso sistema di riciclaggio di denaro. I Makhlouf, già colpiti da sanzioni europee e americane per i crimini da loro commessi durante la guerra civile siriana, avrebbero infatti investito “somme di dubbia provenienza” per effettuare acquisizioni di immobili, con l’acquiescenza di alcune banche moscovite, in uno dei più esclusivi quartieri della capitale russa, il Moscow International Business Center.

Sempre in base ai dati di Global Witness, citati dal giornale inglese, il clan imparentato con Assad sarebbe titolare, nel distretto finanziario in questione, di più di una decina di palazzi e torri, per un valore totale di circa 40 milioni di dollari.

L’ong ha quindi denunciato che, tra gli istituti di credito russi che hanno aiutato i familiari del leader di Damasco a effettuare investimenti immobiliari a Mosca, vi sarebbe Sberbank, la più grande banca del Paese. Tuttavia, ricorda il Telegraph, proprio tale colosso creditizio ha finora costantemente ribadito la sua politica di tolleranza zero verso ogni minima operazione finanziaria poco trasparente.

L’organizzazione non governativa ha poi affermato, in base ai risultati delle sue indagini, che le operazioni di riciclaggio internazionale messe a punto dai

Makhlouf non avrebbero avuto come terminale esclusivamente la capitale russa, ma sarebbero servite anche a trasferire illegalmente denaro dalla Siria verso il territorio dell’Unione europea.

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