
È stato solo grazie al suo intuito che un imprenditore italiano che lavora da 35 anni in Svizzera è riuscito a sventare una banda di criminali di nazionalità rom che da mesi compiva truffe comprando orologi di valore e pagandoli con soldi falsi. Giorgio, questo il nome dell’imprenditore, ha capito subito che c’era qualcosa di troppo strano in quegli acquirenti che volevano pagare per forza in contanti, così ha fatto finta di voler proseguire la transazione per poi, dopo l’avvenuta truffa, chiamare i carabinieri che nella nostra intervista racconta “Sono state persone davvero eccezionali, che ringrazio di cuore, che hanno fatto tutto quello che la legge, e non è molto, gli permetteva, impedendo che questi malviventi potessero continuare a truffare altre persone”.
La vicenda
Ma partiamo dall’inizio. La società Svizzera di Giorgio, che si occupa principalmente di vendita di elicotteri ma anche di compravendita di oggetti di lusso, mette in vendita una Ferrari. “Vengo contattato telefonicamente il 24 febbraio da quello che si è definito un’intermediatore. Un uomo che dalla voce poteva avere sui 30 anni che oltre a dirmi di voler acquistare l’auto per conto del suo facoltoso superiore, mi chiede se avessi a disposizioni orologi di lusso da poter vendere. La mia azienda si occupa di compravendita quindi ho detto che non c’erano problemi e chiedo un appuntamento per poter parlare dei due acquisti”.
Dove vi siete incontrati?
“Ho proposto un appuntamento negli uffici dell’azienda ma loro hanno insistito per vederci a pranzo. Io ero di passaggio a Milano quindi indico un ristorante dove, conoscendo il manager, potevo avere a disposizione una saletta privata per parlare di affari. Subito mi viene chiesto quanti soldi in contatti potessi accettare. La legge svizzera non ha un tetto, ma io non arrivo mai a più di 100mila euro perché poi il massimo contante da poter riportare dall'Italia alla Svizzera è solo 10mila euro a persona per cui preferisco sempre che avvenga un bonifico tracciabile. Sento il mediatore titubante ma alla fine conferma l’appuntamento”.
Ha cominciato ad avere sospetti?
"Qualcosa è iniziato a non tornare quando poi questo appuntamento è stato spostato al pomeriggio e poi al giorno dopo ancora e il mediatore ha anche insistito per cambiare locale perché, mi ha spiegato, il suo 'superiore' si sentiva più tranquillo ad andare in un’altra zona avendo anche dietro tanti contanti. Accetto, ma la sera faccio venire con me anche altri due colleghi. Alla cena ci raggiunge un uomo distinto non italiano, insieme ad un’altra persona e rimangono un po’ stupiti nel trovarci in tre. Avvertono che dovrà arrivare la moglie di quello che diceva essere il compratore con la valigetta dei soldi. Arriva questa signora di nazionalità rumena con una valigetta con dentro una busta di plastica come quella del supermercato con i soldi.
Già la cosa mi è sembrata molto strana, per chi fa affari seriamente non si presenta certo così, ma lascio correre. Mi chiedono di contarli. Ovviamente rifiuto, per me la cena era per conoscerci e parlare non certo per contare i soldi in un ristorante. Oltretutto come è da consuetudine i soldi nelle trattative serie vengono contati con l’apposita macchinetta non certo in un bagno del ristorante come aveva proposto uno dei due. Capisco quindi che si tratta quasi certamente di una truffa e decido di andare fino in fondo”.
Cosa le hanno proposto?
"Mi chiedono alcuni modelli di orologi di grande valore e ci accordiamo per vederci il giorno dopo in una business room di un hotel del centro di Milano. All’arrivo oltre al signore del giorno prima ne arrivano altri due tra cui un indiano. Io ho dietro la mia macchinetta conta soldi e così loro. Vedono gli orologi e ci organizziamo per il pagamento. Il ragazzo indiano apre uno zaino con dentro mazzette da 200 euro, soldi che riconosco non contraffatti, che vengono contati sia con la mia macchinetta che con la loro. Io ero curioso di capire in che modo avrebbero sostituito i soldi quindi ero particolarmente attento al movimento che facevano, ma devo dire che in questo sono stati veramente bravi perché addirittura chiudevano mazzetta per mazzetta con la fascette firmandole e mettendole nello zaino. Alla fine sigillano lo zaino con un lucchetto e me lo consegnano”.
Di conseguenza lei consegna gli orologi.
“Esattamente, tutto come da copione. Ma la transazione è talmente liscia che per una frazione di secondo ho pensato che forse fossero davvero clienti e non truffatori. Quindi consegno la merce, gli orologi con le scatole, ci stringiamo la mano e ci salutiamo. Loro propongono un pranzo insieme per “festeggiare” la buona conclusione dell’affare, dicendo che avrebbero lasciato la merce in macchina ad una loro persona di fiducia per poi tornare e vederci. Ovviamente questo non succede”.
Sono scappati
In realtà no, mi chiama l’intermediario che sposta il luogo del pranzo dicendosi felice della trattativa, ma quando apriamo lo zaino per controllare i soldi, le mazzette sono tutte con la scritta 'facsimile', e c’è un motivo che poi ci hanno spiegato i carabinieri. Praticamente carta straccia".
Quindi aveva ragione.
"Purtroppo sì, ma avendo annusato la truffa noi avevamo nascosto un AirTag all’interno di una delle scatole degli orologi quindi abbiamo immediatamente avvertito i carabinieri che capendo di cosa si trattava ci hanno subito raggiunti mentre noi seguivano l’AirTag. Ancora una volta bisogna ringraziare questi ragazzi della Prima Sezione del nucleo radiomobili di Milano che si sono precipitati facendoci strada mentre cercavamo di raggiungere il posto dove erano questi truffatori".
Che genere di posto era?
"Una sorta di campo rom un po’ fuori città. Io avendo un grosso suv sono riuscito ad entrare scavalcando un muretto, all’interno c’erano due costruzioni. Siamo entrati e in casa erano presenti due donne di nazionalità straniera insieme ad alcuni bambini. La cosa veramente bizzarra è stata che quando ci hanno visti entrare la prima cosa che hanno detto era il fatto che fossero incinte. Nel prato di questa sorta di campo c’erano parcheggiate auto di extralusso mi ricordo di un porche ma ce n’erano molte altre. I carabinieri arrivati poco dopo hanno iniziato a perquisire la casa trovando enormi sacchi di banconote di vario taglio, alla fine risultati 10 milioni, sia euro ma anche dollari, sterline e altri tipo di monete tutte false”.
Banconote contraffatte?
“No ed il bello è proprio questo. Sopra ogni banconota c’era la scritta facsimile, questo perché nonostante fosse evidente che venissero usate per compiere una truffa, la legge se c’è quella scritta, non considera reato possederle. Questo ce lo hanno spiegato i carabinieri per far comprendere anche la loro impossibilità nel procedere ad un fermo che in linea teorica era palese, ma che praticamente impediva loro di metterli in carcere immediatamente. La cosa assurda è che se banalmente una volta riavuti indietro gli orologi avessi deciso di non denunciarli per truffa, loro avrebbero potuto fare poco o niente, nonostante questa gente erano mesi che faceva questo tipo di colpi. I carabinieri hanno confermato una media di due alla settimana".
Lei ha denunciato immagino.
"Ovviamente sì, con i carabinieri siamo tornati in caserma per sporgere denuncia ma questi personaggi sono comunque a piede libero anche se dopo averli scoperti sicuramente per un po’ non trufferanno nessuno. Questo è il motivo per cui ho deciso di parlare e di andare fino in fondo alla faccenda, perché è assurdo che decine e decine di persone, anche in difficoltà, mettevano in vendita magari l’unico oggetto di valore come un orologio per poi trovarsi in mano un mucchio di carta straccia. Purtroppo le Forze dell'Ordine non possono andare a fondo ed arrestarli perché dovrebbero essere cambiati dei cavilli legali.
Prima di tutto che la truffa venga punita penalmente e non come reato minore, inoltre secondo me anche se nelle banconote c'è scritto facsimile quando qualcuno viene trovato in possesso di cifre elevate va comunque punito a meno che non spieghi il motivo e a cosa gli serve questa quantità di soldi. Non è ammissibile inoltre che con circa 10 milioni palesemente falsi non gli si possa fare niente, questa legge va rivista .
Io vivo in Svizzera ormai da oltre 35 anni con il permesso di soggiorno e se dovessi fare una cosa del genere verrei punito con una pena di 5 anni di detenzione e 10 di espulsione dal Paese. Perché invece noi in Italia dobbiano accogliere delinquenti e lasciarli liberi di fare, oltretutto a discapito delle nostre eccellenti Forze dell'Ordine a cui la legge non permette spesso di punire i delinquenti".- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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