«Noi, eterne ragazze nello specchio di Alice»

Da stasera, il teatro Carcano diventerà, fino al 21 dicembre, la casa di Lella Costa che torna così a Milano per riproporre due dei suoi successi teatrali più applauditi delle scorse stagioni. Si comincia, da oggi (fino al 14) con «Alice, una Meraviglia di Paese» la pièce diretta da Giorgio Gallione, nella quale ritroviamo una Alice che si trasforma in una sorta di password, di chiave di accesso per esplorare il mondo contemporaneo e, in particolare, le sue molte ombre.
«Questa Alice - racconta l'attrice - non viaggia soltanto nei Paesi delle Meraviglie e attraverso gli specchi della fantasia sfrenata e della totale libertà d’invenzione linguistica. È anche altro... È il nome che oggi si ritrovano addosso tante giovani donne che sono nate quando i loro genitori pensavano che il mondo si potesse cambiare, o almeno colorare in un altro modo. È il più visionario (e meno infantile) dei film di Walt Disney. È tutte noi ragazze che, a ogni età e in ogni situazione, ci sentiamo vagamente a disagio, o fuori posto, troppo grandi o troppo piccole o magre o grasse, comunque inadeguate, comunque incapaci di scegliere la parte giusta del fungo, la cosa giusta da fare...».
Dal 16, invece, Lella Costa riproporrà, al pubblico del Carcano, «Amleto», già in cartellone nella scorsa stagione. Il monologo si sviluppa attraverso un percorso che si prefigge, come scopo, quello di analizzare il famoso testo shakesperiano soffermandosi, in particolare, sui numerosi aspetti suggestivi. Il tutto partendo dalle antiche leggende che ispirarono Shakespeare e sfruttando l’ironia di una Costa che si incarna nei vari personaggi del testo pur rimanendo se stessa.

Anche in questo caso, la regia è di Giorgio Gallione che afferma «Il nostro Amleto parte da qui, dal contratto di finzione tipico di ogni racconto, dalla semplice e pura magia del narrare che è ancor oggi l’essenza del teatro, da una vicenda che nasce dall’ombelico del mondo e che viaggiando nel tempo e nello spazio ancora ci riguarda e ci emoziona, da un palcoscenico nudo che, come ai tempi di Shakespeare, tutto può evocare».

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