«Le norme sulle emissioni? Un’occasione»

C’è qualcuno, nel mondo dell’auto, che dà un benvenuto particolare alle norme di Bruxelles sulle emissioni di anidride carbonica. Il motivo è semplice: i costruttori, per adeguare la produzione ai limiti previsti (anche se meno restrittivi rispetto alle prime ipotesi) dovranno ripensare buona parte delle strategie industriali e investire nuove risorse, con l’auspicio che l’Ue decida velocemente un piano di aiuti. A guardare con favore alla rivoluzione in arrivo, considerandola un’importante occasione di business, è Fabrizio Giugiaro, figlio di Giorgetto, e vicepresidente della società di servizi Italdesign. «Da sempre puntiamo sull’innovazione - dice Giugiaro jr. - e le nuove regole in arrivo obbligheranno i costruttori a ripensare i loro progetti legati, per esempio, ai pianali e alle carrozzerie. Le opportunità, dunque, non mancheranno».
Dunque, si è prossimi a una svolta?
«Essendo, come gruppo, preparati a dare servizi e, nel caso, a rivoluzionare garantendo un valore aggiunto, riteniamo questo momento favorevole».
In sostanza, le nuove norme che cambiamenti provocheranno?
«I costruttori dovranno fare i conti con il peso dei veicolo. Per i materiali da impiegare, invece, la lamiera resta sempre la base più economica e anche riciclabile. Fondamentale, comunque, sarà la ricerca di spazi maggiori in dimensioni ridotte. Già dal 1978 il gruppo Italdesign è impegnato nell’ambito della diminuzione dei pesi e dell’aumento degli spazi interni del veicolo».
Come si chiude per Italdesign il 2008?
«Noi non seguiamo l’andamento del mercato automobilistico, cioè non siamo sensibili ai saliscendi delle vendite. Una situazione difficile come quella attuale impone delle rivoluzioni. E noi, paradossalmente, ne beneficiamo. Pensiamo di chiudere l’anno con più 10-12% del volume d’affari».
Vi premia anche il fatto di non produrre?
«Sì.

Per chi produce il problema è l’aspetto della qualità, più difficile per un’azienda dai piccoli numeri, a meno che non si chiami Ferrari».
Gli Stati Uniti restano sempre un miraggio?
«Non riusciamo a entrare negli Usa. Non si appoggiano a società esterne. In questo, sono più chiusi dei russi di un tempo».

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