Israele e la "trappola" Iron Dome: cosa succede con una guerra su vasta scala

Israele teme che l'ingresso di Hezbollah nel conflitto possa far collassare il suo sistema difensivo

Iron dome
Iron dome
00:00 00:00

Il 7 ottobre verrà ricordato come il giorno in cui l’intelligence e l’esercito israeliani non sono riusciti a proteggere il Paese dall’attacco a sorpresa del nemico. Se c’è però qualcosa che ha impedito che il bilancio, già elevato e senza precedenti, si aggravasse è stato il sistema di difesa antimissile conosciuto come Iron Dome, Kippat Barzel in ebraico. Adesso comunque il timore degli esperti è che un eventuale ingresso di Hezbollah nella guerra in corso tra Israele e Hamas possa mandare in crisi lo "scudo di ferro".

Prodotto dall’azienda militare di Tel Aviv Rafael advanced defence system, l'Iron Dome è il vanto delle Forze di difesa israeliane (Idf). È entrato in funzione per la prima volta nel marzo del 2011 nei pressi della città di Beersheva, a circa 40 chilometri dalla Striscia di Gaza, il territorio palestinese controllato da Hamas dal quale vengono lanciati i razzi che nel giro di pochi minuti, senza alcuna protezione, sarebbero in grado di seminare morte e distruzione tra la popolazione israeliana.

La "cupola di ferro" intercetta missili a corto raggio utilizzando razzi montanti su delle batterie di difesa mobili attive a protezione dei principali centri abitati, 24 ore su 24 e in tutte le condizioni atmosferiche. Israele può contare su dieci batterie. Ognuna di esse può difendere fino a 60 miglia quadrate ed è dotata di tre o quattro lanciatori che a loro volta contengono fino a 20 missili. Il sistema solitamente viene attivato quando i centri di comando determinano che il razzo in arrivo sia diretto verso un’area popolata.

Qual è il punto debole di questo sistema difensivo? Il fattore umano, secondo un’analisi della Abc News. Le batterie hanno infatti bisogno di essere ricaricate dai militari e un attacco massiccio potrebbe soverchiare le capacità di reazione dell’Iron Dome. È stato calcolato che Hamas nei primi 20 minuti dell’alba di sangue dello shabbat ha lanciato 3mila razzi. Non sono disponibili dati definitivi per l’ultimo attacco ma in passato la "cupola di ferro" è riuscita ad intercettare il 90% circa dei missili lanciati dal nemico.

Di qui le preoccupazioni del comando militare israeliano rivelate anche da Bloomberg. A togliere il sonno al premier Benjamin Netanyahu è in particolare la possibilità che Hezbollah, il movimento sciita sostenuto dall’Iran con base in Libano, stia attendendo l'avvio dell’operazione di terra nella Striscia di Gaza per scatenare un’offensiva dal fronte nord. A quel punto si configurerebbe una manovra a tenaglia contro Israele con la possibilità che i razzi di Hamas e quelli ben più precisi e potenti di Hezbollah possano “bucare” l’efficacia del sistema difensivo dello Stato ebraico.

Il movimento sciita è l’organizzazione non statuale più armata del mondo”, afferma Shaan Shaikh, un ricercatore del Center for Strategic and International Studies, il quale sostiene che se Hezbollah dovesse entrare in campo ci sarebbe il rischio concreto di un collasso dell’Iron Dome. Un’altra vulnerabilità di cui Tel Aviv deve poi tenere conto in caso di un "diluvio di razzi" da sud e da nord è il costo del sistema difensivo, circa 50 milioni di dollari a batteria, a cui andrebbe aggiunto quello legato all’impiego della “Fionda di Davide” e dei Patriot per fronteggiare missili a medio e lungo raggio e droni. Una soluzione che le forze di Tsahal potrebbero adottare nel peggiore degli scenari sarebbe il bombardamento dei siti di lancio dei razzi.

Joe Biden, come dimostrato dalla sua visita in Israele e dal dispiegamento di due portaerei nel Mediterraneo orientale come misura di deterrenza, ha ammonito l’Iran dallo sfruttare a suo vantaggio la situazione d’instabilità in Medio Oriente.

Il presidente americano è consapevole delle difficoltà del suo alleato storico e, oltre a voler fornire due batterie per rafforzare l’Iron Dome, in un discorso alla nazione pronunciato poche ore fa ha annunciato che chiederà al Congresso lo stanziamento di 100 miliardi di dollari a favore di Tel Aviv, Kiev e Taipei.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica