"Avanti con il dialogo Conservatori-Popolari La riunificazione? Disegno per il futuro"

Il vicepremier e ministro degli Esteri di Forza Italia: "Berlusconi è lungimirante e vuol portare a compimento il bipolarismo. Dobbiamo confrontarci"

"Avanti con il dialogo Conservatori-Popolari La riunificazione? Disegno per il futuro"

Antonio Tajani ha il doppio ruolo di ministro degli Esteri e vicepremier. Nel governo è il primo rappresentante di Forza Italia, la componente più europeista del centrodestra, l'unica che fa parte del Ppe e si è fatta garante a Bruxelles degli alleati.

Dopo l'incontro tra la premier Meloni e il presidente dei popolari Weber è più vicina l'alleanza tra Conservatori e Popolari per scardinare l'asse Ppe-Pse, in vista delle Europee del 2024?

«È importante che vada avanti il colloquio tra leader dei Conservatori europei e presidente dei Popolari. Da sempre sono sostenitore di un'alleanza tra queste due forze e i liberali, la stessa che nel 2017 portò alla mia elezione al vertice del Parlamento europeo e può essere alternativa a quella con i Socialisti. L'incontro è un passo avanti, si vedrà dopo le elezioni quali accordi si faranno. Ma pur essendo forze diverse Popolari e Conservatori già votano spesso insieme all'Europarlamento».

Per qualcuno la mossa della premier di vedere direttamente Weber, avrebbe irritato Silvio Berlusconi, anche se a Palazzo Chigi Weber ha incontrato anche lei e ha poi telefonato al leader azzurro. Come sono andate le cose?

«Ricostruzioni prive di senso, che non corrispondono alla mentalità di Berlusconi. Lui con Weber ha un rapporto costante e la telefonata è stata molto affettuosa e cordiale, d'altronde Fi è il Ppe in Italia. Io sono vicepresidente del Ppe e di Fi e ogni volta che Weber viene in Italia ci incontriamo. Stavolta era a Roma per i funerali di Papa Benedetto, bavarese come lui e, com'era normale, ha chiesto di incontrare me e la Meloni come capo del governo, due piani diversi. Sarebbe stato strano il contrario. Poi ha telefonato a Berlusconi ad Arcore».

Meloni incontrerà lunedì la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen: che peso ha oggi l'Italia in Europa?

«La Von der Leyen viene per commemorare il mio successore al parlamento europeo, David Sassoli. Credo che l'Italia stia lavorando bene in Europa, siamo credibili, come ministri, io degli Esteri e Fitto per le Politiche comunitarie, perché a Bruxelles ci conoscono bene per l'esperienza e i ruoli passati e sia come insieme di governo. Mi pare che la nostra qualità sia riconosciuta, lo si è visto anche dai risultati ottenuti dal ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin. E non è un caso che io abbia aumentato il numero di diplomatici ed esperti nella Rappresentanza italiana a Bruxelles».

Per le Regionali Fdi, Lega e Fi danno segnali di unità, ma circolano voci di divisioni interne alla coalizione. Qual è il reale livello di sintonia?

«C'è una collaborazione tra forze diverse, ognuno fa le sue proposte e poi si fa sintesi, non vuol dire che ci siano contrasti tra noi».

FdI sembra respingere le proposte di Fi sul partito unico in stile Repubblicani americani. Il discorso è ancora aperto?

«Berlusconi fa da sempre questo discorso per portare a compimento il bipolarismo nel nostro Paese. Si tratta di un disegno per il futuro, sul quale dobbiamo confrontarci. Guai se non avessimo voglia di discutere, è un segno di vivacità e rinforza la coalizione. Berlusconi è sempre lungimirante, apre un dibattito a lungo termine e se ne vedranno in futuro le conclusioni».

Parliamo delle crisi internazionali. È fallita la tregua di Putin in Ucraina e non sembrano aperte vie per la pace. Le posizioni sono sempre così distanti o qualcosa di muove?

«Purtroppo sono distanti, ma ciò non significa che non si debba lavorare per una pace giusta. Usa, Cina, Vaticano, Turchia e Onu possono fare molto, pressioni perché Putin capisca che questa strada non porterà a nulla di buono».

L'Europa ha un ruolo marginale?

«Dovrebbe contare di più, per questo vogliamo politica estera e della difesa comuni».

E l'Italia?

«L'Italia vuole una pace giusta che preveda l'indipendenza e la libertà dell'Ucraina».

Dopo la sua protesta all'ambasciatore iraniano con il regime di Teheran i rapporti sono tesi e continuano le esecuzioni capitali. Che pressioni possono fare l'Italia e l'Occidente?

«Come abbiamo annunciato, saremo costretti ad alzare i toni se non verrà fermata l'escalation di uccisioni dei manifestanti. Abbiamo lanciato appelli per il dialogo ma non arrivano risposte. Certo dobbiamo mantenere aperto uno spiraglio diplomatico per il nucleare».

Berlusconi indica nella Cina il vero nemico dell'Occidente. Quali sono i rischi per il nostro Paese?

«È un rivale sistemico e il rischio è di una progressiva invasione dei nostri mercati, senza rispetto per

la reciprocità, con concorrenza sleale e dumping sociale e ambientale. Sono tanti i settori interessati e l'Italia vuole che si mantenga lo status quoto a Taipei. Ma la Cina è un grande Paese e il dialogo rimane aperto».

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