
Il ct e i tifosi azzurri devono ringraziare Ulpiano. Il giurista romano (oriundo di Tiro, in verità) che per primo, nel II secolo, teorizzò che la legge non può essere retroattiva. Altrimenti Mateo Retegui, argentino di San Fernando, figlio di due hockeisti su prato, mai sarebbe potuto diventare il numero 9 della Nazionale di calcio, da capocannoniere del campionato. Il bomber di italiano ha due nonni, ma dei genitori però. Oggi la naturalizzazione sarebbe impossibile.
Ma lo sport italiano è pieno di sverniciate azzurre «di comodo». Un secolo fa - con la creatività e l'ingegno tipiche italiane - fu inventato persino il neologismo «oriundo» per esemplificare la pratica di pescare tra i 60 e gli 80 milioni di discendenti degli emigrati nostrani in giro per il mondo. Piena di oriundi la prima Nazionale campione del mondo nel 1934 (Demaria, Orsi, Monti, Guaita, Guarisi): «eroi» fuggiti in Sud America dopo la dichiarazione di guerra all'Etiopia del regime. Ne aveva solo uno in quella che fece il bis quattro anni più tardi (Andreolo). Ma in questi casi, come per Altafini, Angelillo e Sivori nei decenni seguenti, il legame con gli avi non era da ricercare: i nonni si erano imbarcati per scappare dalla miseria e in casa si parlava ancora il dialetto. Anche la Nazionale sul tetto del mondo nel 2006 aveva un oriundo, Camoranesi, naturalizzato grazie a un bisnonno. E quella campione d'Europa a Wembley di oriundi ne aveva addirittura un terzetto: Jorginho (per un trisavolo), Emerson Palmieri (nonno materno) e Toloi (bisnonno). Allontanandosi dall'emigrazione di massa tra '800 e '900 i «gradi di separazione» crescono.
È italiano - per i documenti - persino Lionel Messi, grazie a un trisnonno partito da Recanati alla fine dell'800. Il giovanissimo fenomeno argentino sfruttò la legge sulla naturalizzazione nel 1992 (così da essere tesserato come comunitario) e da allora risulta residente nel paesino marchigiano, confessando però candidamente di non sapere nemmeno dove sia. Negli anni scorsi sono numerose le inchieste sui passaporti «aggiustati», non solo nello sport, come i 3mila brasiliani di Zoldo o i 160 di Crocetta del Montello. Lo scandalo più noto è quello che tocca il calcio, simboleggiato dalla patente italiana fasulla dell'attaccante uruguaiano dell'Inter Alvaro Recoba: un caso chiuso con molte ammende e zero squalifiche.
Ma la storia di successi dello sport azzurro è piena di trionfi di oriundi con documenti «a prova di bomba». Era figlio di un musicista siciliano deportato dagli inglesi in Sudafrica Marcello Fiasconaro. Nato in Texas, da mamma bresciana, il Marcell Jacbos doppio oro nella velocità alle Olimpiadi Tokyo. Così come hanno i genitori italiani due dei capitani che hanno messo sulla mappa mondiale la palla ovale tricolore: Diego Dominguez (la mamma) e Sergio Parisse (entrambi i genitori). E il nuovo fenomeno del rugby azzurro Ange Capuozzo nel 2019 si presentò ai dirigenti dell'under 20 con i documenti dei nonni emigrati da Napoli alla fine degli anni '40.
Stracolme di oriundi anche le rappresentative azzurre di sport «di nicchia»: non si contano gli italo-americani del baseball, così come gli italo-brasiliani del calcetto.Oggi scomodare esperti di araldica, inventare alberi genealogici o documenti creativi non serve più. Un genitore o un nonno. Anche senza la patente di Latina.
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