Catturato l'orso Papillon (fino alla prossima fuga)

M49 torna in gabbia dopo 42 giorni. Scontro tra animalisti e agricoltori: "Basta accanirsi"

Catturato l'orso Papillon (fino alla prossima fuga)

Hanno riacciuffato M 49. Conviene riassumere la storia di questo orso, soprannominato dal ministro per l'Ambiente Costa «Papillon», in omaggio a Henri Charrière e alla sua fuga dalle colonie penali francesi della Guyana. Il comportamento di Papillon aveva innescato feroci polemiche non solo fra agricoltori e pastori delle zone trentine, ma era diventato motivo di attrito politico tra il presidente della provincia di Trento e il ministero dell'ambiente, il primo schierato con parte della popolazione e con le organizzazioni sindacali degli agricoltori (Coldiretti in primis), il secondo con gli animalisti, ma anche con parte dei cittadini trentini e della popolazione comune che crede alla possibilità di una convivenza tra orsi e uomo.

Nel frattempo, Papillon, nome più simpatico di M49 che ricorda un kalashnikov, fa parlare di sé a partire dal giugno del 2019. Si rende infatti protagonista di numerose incursioni nelle vicinanze di malghe di montagna. L'orso viene avvistato e descritto come un giovane esemplare maschio, «intelligente e coraggioso», che prende la vicinanza dell'uomo forse con eccessiva disinvoltura e magari un po' d'infantilismo. D'altronde non è un giovinastro, simile a quelli che spiccano i lampioni con la fionda o a quelli che, giocando a pallone in cortile, spaccano qualche finestra? E infatti Papillon prova a forzare gli infissi nelle finestre delle malghe per rubare provviste. E' un giovinastro e anche affamato. Essendo dotato di radiocollare, la forestale conta 16 tentativi di intrusione in tre mesi. Un po' tanti anche per un giovane un po' discolo. Poi avviene un incontro del terzo tipo con un pastore il quale, per allontanarlo, spara con una carabina. Le autorità, spinte da varie organizzazioni di agricoltori, cominciano ad averne piene le scatole del giovanotto ineducato ed è l'inizio della caccia all'orso.

Il presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti firma l'ordinanza di cattura del plantigrado. La provincia di Bolzano si comporta in modo analogo e il caso finisce sulle prime pagine dei giornali. Le associazioni animalistiche sentono odore di abbattimento, dietro le ordinanze di cattura e qualche olezzo deve arrivare anche al ministro dell'ambiente Sergio Costa che diffida pubblicamente le autorità locali dall'abbatterlo. Il 14 luglio Papillon entra in una trappola a tubo. Una volta catturato, viene trasferito in un recinto elettrificato nel centro faunistico a Casteller di Trento. Ci resterà poco meno di un'ora perché, alle prime luci dell'alba, l'orso fugge, scavalcando incredibilmente una barriera alta 4 metri e tre recinti elettrificati. A questo punto, dalla provincia parte l'ordinanza di cattura o abbattimento ma fino a marzo di quest'anno, di lui non si perdono completamente le tracce, fino a quando Papillon rapina un'arnia e ricomincia a dare segno di sé. Alla fine di aprile ricade in una trappola e viene riportato nel recinto di Casteller dove, nella notte del 27 luglio, abbatte parte della recinzione e torna in libertà liberandosi dopo qualche giorno del radiocollare. La leggenda diventa mito. Questa volta la sua libertà dura 42 giorni. Papillon è stato catturato e riportato ancora nello stesso recinto che ospita già due altri orsi.

Ora la leggenda è in gabbia e, in attesa di capire chi vincerà tra gli animalisti e il ministro Costa, che lo vogliono libero e Fugatti e la Coldiretti che lo preferirebbero morto, siamo certi che stia pensando. A cosa? Ma alla terza fuga, naturellement.

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