La corsa difficile entro fine anno. Su bandi e cantieri l'effetto inflazione

L'allarme dei ministeri: "Il piano risale a due anni fa, senza il caro materiali di oggi"

La corsa difficile entro fine anno. Su bandi e cantieri l'effetto inflazione

«È un dato incontrovertibile che dei 55 obiettivi da centrare entro fine anno a noi ne sono stati lasciati trenta». Giorgia Meloni punta il dito sull'eredità del governo Draghi. Sul Pnrr che il suo esecutivo ora vorrebbe modificare la strada per riuscire a spendere i soldi di Bruxelles si è fatta sempre più stretta. «Sono fiduciosa che recupereremo, Raffaele Fitto (ministro per gli Affari europei, ndr) sta portando avanti un ottimo lavoro e bene ha fatto a suonare la sveglia a tutti i centri di spesa. Detto questo, se qualcosa mancasse all'appello non sarebbe colpa nostra. Sarà inevitabile piuttosto nel 2023 cambiare qualcosa per rendere più celere e più fluida la capacità di utilizzo dei fondi», dice la premier in un colloquio con Repubblica.

Questa fase è quella più delicata, dopo i progetti c'è da affrontare la messa a terra di bandi e cantieri, e i ritardi nei ministeri sono ormai certificati, insieme con l'aumento della spesa a causa dell'inflazione che ha fatto schizzare le materie prime alle stelle: «Da una stima puntuale per il mio ministero - spiega il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin - i costi sono lievitati da 34 miliardi a 39». Il sottosegretario al Mef Federico Freni conferma «che sino ad oggi abbiamo realizzato obiettivi di carattere prevalentemente normativo. Il difficile viene ora, realizzare un piano pensato due anni fa senza tenere in considerazione il caro materiali e la crisi energetica è materialmente impossibile».

Il commissario agli Affari Economici Ue Paolo Gentiloni ha espresso apertura sulle criticità segnalate da Roma: «I servizi della Commissione sono pronti e disponibili a risolvere problemi, strozzature e difficoltà». Ma da Bruxelles si esclude qualsiasi ipotesi di dilatazione dei tempi oltre il 2026: «La scadenza è la fine del 2026, in caso contrario non c'è alcuna possibilità che la Commissione eroghi i fondi». Anche sulle riforme i paletti sono rigidi. Si potrà limare su qualche opera, ma il sentiero per ottenere la terza tranche di fondi è strettissimo. Il governo per tamponare l'emergenza dei rincari delle materie prime che rischiano di paralizzare i cantieri ha stanziato 8 miliardi in manovra: «È un segnale concreto che va nella direzione di sbloccare la realizzazione di interventi infrastrutturali strategici, assegnando risorse aggiuntive per contrastare i costi extra legati all'inflazione», ha spiegato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. I sindaci in questi mesi hanno constatato che molte gare sono andate deserte perché i prezzi non erano più competitivi per il mercato. Resta il problema di come spendere i soldi, visto che finora si è usato meno di quanto preventivato: «Sulla programmazione 2014-2020 abbiamo speso circa il 50% su poco più di 80 miliardi - spiega il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto -, ora dovremmo spendere in cinque anni una cifra tripla». Attacca Mariastella Gelmini, vicesegretario e portavoce di Azione, che era ministro per gli Affari regionali e le autonomie nell'esecutivo Draghi: «Vedo un tentativo maldestro di mettere le mani avanti per dare la responsabilità al governo precedente.

Il presidente Draghi, con tutto l'esecutivo, ha lavorato alacremente per agevolare il più possibile il passaggio di consegne e per accelerare sul Pnrr. La prossima scadenza è a fine dicembre, ora tocca a Meloni raggiungere i 55 obiettivi previsti per fine anno e completare questo lavoro. Il governo si assuma le sue responsabilità».

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