La corsa al vaccino italiano. "Cura pronta a settembre"

Dopo l'estate via alla produzione di 100 milioni di dosi. Palù: "Immunità possibile entro l'anno"

La corsa al vaccino italiano. "Cura pronta a settembre"

«Cento milioni di dosi del vaccino Reithera potranno essere prodotte a settembre». L'annuncio del direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, è confermato anche dal presidente dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa, il virologo Giorgio Palù che ritiene «possibile somministrare alcuni milioni di dosi del vaccino italiano» anche se «non prima di settembre».

Insomma grazie al vaccino italiano si potrebbero recuperare i rinvii e i ritardi che l'Europa sta subendo in queste settimane La speranza di una via italiana alla vaccinazione di massa per la nostra popolazione si fa più concreta alla luce di queste dichiarazioni. Anche se è evidente che il cronoprogramma annunciato dal commissario per l'emergenza Domenico Arcuri nel dicembre scorso, che fissavao come termine ultimo per la vaccinazione di tuti gli italiani l'autunno ora appare decisamente irraggiungibile.

É ancora lo scienziato a capo dell'Aifa a spiegare che «l'immunità di gregge dipende dall'efficacia dei vaccini e dall'R con 0, cioè l'indice di contagiosità». Per proteggere l'intera popolazione, anche quelli che non si sono potuti o voluti vaccinare, prosegue Palù «si stima che ci voglia circa il 65 per cento di soggetti vaccinati per proteggere tutti». Per ottenere questo obiettivo, circa 40 milioni di vaccinati, «si puntava all'autunno». Per quanto riguarda la nostra capacità operativa per Palù saremmo in grado di farcela perchè, dice «siamo ben attrezzati: le regioni sono state molto efficaci nel provvedere ai siti di vaccinazione che reclutare personale». Con queste premessi, prosegue «saremmo in grado di vaccinare 2-300mila persone al giorno e questo ci porterebbe in linea con le previsione per la fine d'anno». Anche perchè, oltre naturalmente a Reithera, conclude il virologo «ci sono anche altri vaccini che si stanno affacciando sullo scenario internazionale e al vaglio dell'Ema, come lo Sputnik russo, il cinese di Sinovac e quello di Johnson&Johnson che potrebbe essere pronto per marzo».

E a tagliare corto rispetto alle polemiche che qualcuno ha sollevato per il finanziamento di 81 milioni di euro da parte del commissario Arcui a Reithera arriva il sostegno del ministro della Salute Roberto Speranza. «Lo Stato italiano entra con capitale pubblico in ReiThera, l'azienda di Castel Romano che sta sviluppando il vaccino antiCovid. E' una scelta giusta e importante», scrive Speranza su Facebook.

La richiesta dei vaccini però è immediata e ad oggi gli unici due approvati sono quelli di Pfizer e Moderna. E dopo che la Sanofì ha messo a disposizione i suo stabilimenti per produrre 100 milioni di vaccino della rivale Pfizer ci si chiede se la stessa operazione sarebbe realizzabile con un'azienda italiana . Sì certamente è la risposta del presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ma occorre tempo: proprio quello contro il quale si combatte.

«Produrre un vaccino è assai più complesso rispetto alla produzione di un farmaco: occorrono macchinari compatibili, bioreattori che non sono in dotazione in tutte le aziende -spiega Scaccabarozzi- E poi i tempi sono molto più lunghi sono richiesti controlli di qualità più approfonditi». Il presidente di Farmindustria sottolinea che la produzione richiede diverse fasi che possono essere eseguite in tempi e luoghi diversi. «Ad Anagni ad esempio la Catalent si occupa dell'infialamento per Astrazeneca e Johnson & Johnson -osserva il manager- L'azienda ha fatto scouting per le varie fasi di produzione e ha trovato quello che cercava anche ad Anagni.

Credo che anche Pfizer e Moderna abbiano cercato dove produrre ed evidentemente non hanno trovato qui». Questo non significa che non ci si possa attrezzare ma occorre tempo e Scaccabarozzi fa notare come sia «un miracolo» avere 2 vaccini approvati.

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