Dai portuali agli autisti dei tir la grande minaccia del caos: "Domani blocchiamo il Paese"

Rischio "venerdì nero". Domani entra in vigore l'obbligo del green pass in tutti i luoghi di lavoro e si infiamma la protesta dei portuali e degli autotrasportatori

Dai portuali agli autisti dei tir la grande minaccia del caos: "Domani blocchiamo il Paese"

Rischio «venerdì nero». Domani entra in vigore l'obbligo del green pass in tutti i luoghi di lavoro e si infiamma la protesta dei portuali e degli autotrasportatori. Al porto di Trieste il fronte più caldo: il comitato dei lavoratori promette di fermare l'attività «a oltranza: il blocco andrà avanti per il tempo necessario per cancellare il green pass». Si parla di circa 1.500 persone tra diretti e dipendenti delle ditte esterne. Lo scalo così rischia la paralisi e il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino minaccia di dimettersi.

Dopo la circolare del Viminale che prima raccomandava alle imprese «di mettere a disposizione test molecolari o antigenici rapidi gratuiti», poi precisava che le imprese «potranno valutare» in autonomia, a Trieste sindacati e Autorità portuale hanno chiesto uno slittamento dell'obbligo per l'impossibilità del sistema sanitario di assicurare tamponi a tutti i non vaccinati. Nello scalo i lavoratori senza green pass sono circa il 40%. E non basta che le imprese del porto ieri abbiano comunicato di essere pronte a pagare i test fino al 31 dicembre, i lavoratori non si fermano: «Non vogliamo né Green pass, né tamponi. L'unica apertura che possono avere nei nostri confronti è togliere il green pass», avverte il portavoce Stefano Puzzer. «Il mio auspicio è che con il buon senso si possa arrivare a un equilibrio», dice il governatore Massimiliano Fedriga, altrimenti «rischiamo di fare un danno enorme, non soltanto all'economia della città ma anche a tutti quei lavoratori che con l'indotto del porto lavorano, e non solo nel porto». Ma la protesta si allarga anche ad altri scali. A Genova circa il 20% dei lavoratori è privo di Green pass, ma i sindacati, che oggi hanno convocato un presidio, cercano una mediazione con le aziende sui tamponi: «Noi a lavorare ci vogliamo andare, perché portiamo il pane a casa così. E anche le aziende vogliono lavorare: non è una guerra», dicono dal Collettivo autonomo lavoratori portuali. Da alcune imprese dei terminal genovesi è già arrivata la disponibilità a sostenere i test. Ipotesi esclusa invece dalle società di gestione al Porto di Palermo. Situazione sotto controllo a Gioia Tauro e a Livorno, dove non sono annunciate mobilitazioni.

È rischio caos anche nell'autotrasporto, dove un camionista su tre non ha il green pass, ma si arriva all'80% nel caso degli autisti stranieri. Confetra, federazione di associazioni di trasporti e logistica teme «la paralisi del sistema logistico nazionale. La nostra confederazione raccoglie 400 mila autisti, stimiamo che il 30% di loro non abbia il green pass e che dunque tra pochi giorni si debbano fermare, in più c'è il tema degli stranieri, molti sono vaccinati con Sputnik o altri farmaci non autorizzati dall'Ema e dall'Aifa e non possono ottenere il Qr Code». La conseguenza è che «le difficoltà e i rallentamenti a cui stiamo assistendo a Trieste rischiano di replicarsi in altri terminal: porti, aeroporti e interporti», prevede la federazione degli spedizionieri doganali. I timori sono soprattutto sulla tenuta del sistema di fronte a un'ondata di tamponi da processare. Le farmacie sono subissate di prenotazioni: «Ieri su 315mila tamponi processati in Italia 200mila sono stati effettuati in farmacia. Ci stiamo attrezzando, le richieste che aumenteranno», dicono da Federfarma.

Problemi vengono sollevati anche per le forze dell'ordine. I sindacati stimano circa il 30% di agenti di polizia senza certificato.

Dai Vigili del Fuoco arriva l'allarme: «L'oggettiva impossibilità che i nostri vigili del fuoco stanno riscontrando sul territorio per poter accedere ai tamponi causa sovraffollamento di richieste, rischia di causare un pesante numero di assenze dal servizio con gravi rischi per la sicurezza sul lavoro che è tra i più rischiosi in Italia».

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