“Daremo il diritto di non abortire”. Bufera social contro la Meloni

Il j’accuse di Formigli e l’offensiva della sinistra contro la leader di Fratelli d’Italia. Piccolotti (Sinistra Italiana): “Sta mettendo in campo politiche contro le donne”

“Daremo il diritto di non abortire”. Bufera social contro la Meloni

Prima il pericolo fascismo, poi l’allarme bancarotta, ora il diritto all’aborto a rischio. Le offensive nei confronti di Giorgia Meloni sono aumentate esponenzialmente nel corso delle ultime settimane: l’ultimo tema utilizzato dalla sinistra è legato all’interruzione di gravidanza. A innescare il dibattito alcune dichiarazioni della leader di Fratelli d’Italia nel corso di un comizio a Genova: “Vogliamo dare il diritto alle donne che pensano che l'aborto sia l'unica scelta che hanno, di fare una scelta diversa. Non stiamo togliendo un diritto ma lo stiamo aggiungendo”.

C’è chi ha subito invocato un rischio democratico, con la legge 194 in pericolo. Nulla di tutto ciò, come ribadito dalla Meloni ai microfoni di Tg La7: “Io non voglio abolire la legge 194 sull'aborto, non voglio modificarla, io voglio applicarla. Ciò significa anche dare spazio alla prevenzione”. Sul punto, la politica capitolina ha fatto l’esempio delle donne che scelgono l’interruzione di gravidanza per motivi economici. Il messaggio è chiaro: “Non vogliamo diminuire i diritti, ma allargarli”.

Un’ulteriore conferma ospite da Del Debbio, a Dritto e rovescio: “La nuova vulgata è che la Meloni vuole impedire l'aborto in Italia. Ricordate, avete mai visto un documento o letto un atto parlamentare in cui noi abbiamo detto che vogliamo abolire o modificare la Legge 194? Noi non vogliamo, cari amici della sinistra, abolire la legge 194, e non vogliamo neanche modificare la legge 194. Rimane tutto come è”. L’obiettivo di FdI è fornire un’alternativa: oltre al diritto di abortire, il diritto di non abortire. E non c’è spazio per menzogne, la stoccata della Meloni: “Noi i diritti li garantiamo, l'ho detto cento volte ma la sinistra continua a dire esattamente il contario, perchè loro sono fatti così. Voi – riferendosi sempre alla sinistra –non ci credete perchè siete abituati a mentire, ma io di solito quando dico una cosa la mantengo pure, a differenza vostra”.

Ma la bufera è scoppiata, sia nei talk che sui social network. Immancabile il j’accuse di Corrado Formigli.“Onorevole Meloni, se non vuole abolire la legge 194 perché candida militanti anti aborto?”, l’esordio del conduttore di Piazzapulita nel suo consueto editoriale. Il cronista ha citato a tal proposito la candidatura di Maria Rachele Ruiu, ex referente nazionale del movimento Pro Vita: “Le parole hanno certamente un peso, ma uno si domanda perché candida una donna che ha fatto della lotta all’aborto la sua missione politica principale. C’è una grossa contraddizione”.

Come dicevamo, la sinistra si è scatenata. Ospite di Metropolis, la senatrice Pd Valeria Valente ha condiviso le posizioni di Letta, non basta essere una donna per stare dalla parte delle donne:“Fdi ha proposto la sepoltura obbligatoria dei feti, vieta la pillola abortiva nelle Marche. Pare che anche dall'Umbria siano arrivate segnalazioni su donne costrette ad ascoltare il battito. Meloni può dire quello che vuole ma questi atti sono contro la libertà di scegliere delle donne. Abortire è sempre un trauma, penalizzare e colpevolizzare in questo modo le donne significa di fatto limitare la loro libertà di scelta”.

Se Debora Serracchiani s’è detta dubbiosa sulla volontà della Meloni di lasciare libere le donne di scegliere, Elisabetta Piccolotti di Sinistra Italiana ha esternato grossa preoccupazione. “Il diritto a non abortire è già garantito per tutte e dietro questa gigantesca retorica della rassicurazione, in realtà, Fratelli d'Italia sta mettendo in campo politiche contro le donne”, la sua analisi.

FdI rea di criminalizzare le donne che vogliono interrompere la gravidanza, il pensiero della moglie di Fratoianni. Poi la stoccata finale: “Una donna che arriva in ruoli di prestigio in politica dovrebbe portare avanti i diritti delle donne, non percorsi regressivi, conservatori e reazionari”.

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