Fango come metodo. La primogenita sostituisce Silvio come grande nemico tra pettegolezzi e attacchi politici

E poi c'è la maga Teresina. Perché, come ben sanno i direttori del marketing, i giornali si dividono in due categorie

Fango come metodo. La primogenita sostituisce Silvio come grande nemico tra pettegolezzi e attacchi politici
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E poi c'è la maga Teresina. Perché, come ben sanno i direttori del marketing, i giornali si dividono in due categorie. Quelli che vivono bene senza nemici, accontentando i lettori di qua e di là, e offrendo ogni giorno - depurata dalle frange estreme e fatto salvo il dovere di cronaca - una realtà che non spaventi nessuno. E quelli invece che per campare hanno bisogno di un nemico, di trasmettere agli acquirenti, insieme a un angoscia costante, un senso di appartenenza che trasformi la lettura mattutina del giornale in un gesto d'orgoglio.

Alla seconda categoria, la scomparsa di Silvio Berlusconi (nel tondo) ha lasciato un buco drammatico: anche solo per il suo carattere, il Cavaliere ben si prestava alla necessità quotidiana di un nemico da battere o almeno da combattere. Ma Berlusconi non c'è più. C'è chi si accontenta di sparare su Renzi, ma non è la stessa cosa. Così, passo dopo passo, nei quaranta giorni trascorsi dalla morte del leader di Forza Italia, prende piede una narrazione che incarna il Nemico nella persona che - anche lì per motivi di carattere - meno sembrava prestarsi: Marina Berlusconi, la primogenita del Cavaliere. Chiusa, refrattaria alla ribalta quanto il padre ne era attratto. Ma con un cognome che si presta alla teoria: il berlusconismo non è morto con Berlusconi, la lotta per sconfiggerlo continua. Nel paese e in edicola.

Così su Marina si legge di tutto. Compresa l'accusa, ereditata anch'essa dal papà, della «passione per il tacco alto». E la faccenda della maga Teresina, la misteriosa donna «con studio sui Navigli» in cui Marina riporrebbe una fiducia «larga, granitica» al punto di consultarla «prima di prendere decisioni importanti». Invano, dopo la rivelazione di Repubblica, la presidente di Fininvest ha replicato spiegando che se deve decidere qualcosa preferisce consultarsi col suo staff, che non conosce nessuna maga e nessuna Teresina. Tutto inutile, il sasso è lanciato e rimane lì, nell'archivio eterno del web, pronto a essere rispolverato alla prima occasione: «confermiamo quanto scritto».

Poi ci sono le cose più serie. Che erano iniziate ancora prima dei funerali in Duomo, gli annunci di faide imminenti nella famiglia, di scontri per l'eredità, di cause tra fratelli: di cui non si è vista traccia neanche dopo l'apertura del testamento ma non importa, «confermiamo quanto scritto». E poi l'accusa peggiore, il sospetto più allarmante per il lettore coscienzioso: quella secondo cui Marina segna la continuità tra affari e politica, perché dietro Forza Italia continuano a esserci la Fininvest e soprattutto lei, perpetuando il conflitto di interessi incarnato dal padre.

Prova provata, pistola fumante di questa continuità diventa così la lettera inviata al Giornale all'indomani della perquisizione da parte della procura di Firenze a casa di Marcello Dell'Utri, con l'invito a comparire che rilanciava sul Cavaliere ormai morto l'accusa di essere il mandante delle stragi di mafia. Quella lettera non è solo il grido di dolore di una figlia che vede il padre insultato anche nell'urna cineraria, è la prova che nulla è cambiato, che l'emergenza democratica non è finita il 12 giugno, è «un intervento a gamba tesa» contro i giudici. Repubblica scrive che il ministro Nordio sta per mandare i suoi ispettori alla Procura di Firenze, e il mandante è lei: «Marina ordina, Nordio esegue». Ma l'esecutore è pigro o inefficiente, perché fino ad oggi gli ispettori a Firenze non si sono visti.

Che la premier Giorgia Meloni, assediata dai cronisti dopo la lettera al Giornale, risponda la cosa più ovvia, «Marina Berlusconi non è un soggetto politico», viene raccontato come l'apertura di un regolamento di conti. Se Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, dice che «con Marina Berlusconi parlo ogni giorno», ecco la prova che a tirare i fili è lei, la prova che Marina e i fratelli si vogliono tenere il controllo del partito, forti delle fidejussioni firmate dal Cavaliere.

«Marina - scrive sempre Repubblica - è la proprietaria di Forza Italia perché ne paga i debiti e perché, custode del padre, punirà chi lo tradisce e premierà chi lo onora». Berlusconi non è morto, insomma, ha solo cambiato nome. E poi c'è sempre la maga Teresina.

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