"I soccorsi? Vanno a rilento". Le scuse (a metà) di Erdogan

Il Sultano attacca i social: "Diffondono false notizie". L'Onu: "Tregua in Siria". Sospese le sanzioni degli Usa

"I soccorsi? Vanno a rilento". Le scuse (a metà) di Erdogan

Miracoli, ritardi, lacrime e sospetti. A cinque giorni dal terremoto che ha sconvolto la Turchia e la Siria, il caos continua a regnare in quelle terre derelitte e disperate.

Erdogan si scusa Lo ha ammesso anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, uno che non è certo famoso per l'onestà intellettuale: «I soccorsi per il terremoto - ha detto ieri a Malatya - non stanno procedendo velocemente come sperato». Una circostanza, questa, che ha contribuito ad appesantire il bilancio delle vittime del sisma, che ieri ha toccato i 19.388 morti nella sola Turchia (con i circa 3.500 siriani si sfiora quota 23mila) mentre i feriti sono 77.711, sempre in Turchia. Erdogan comunque garantisce che «non abbandoneremo neanche un solo cittadino, vogliamo che tutti abbiano fiducia nello Stato» e non nelle «notizie false sui social media, c'è chi le usa per manipolarvi».

Ancora bimbi salvati Gli unici sorrisi arrivano dai pochi salvataggi giunti ben oltre le cento ore dallo scossone del 6 febbraio. Soccorritori spagnoli ieri hanno estratto vivi due fratellini, un bimbo e una bimba, dalle macerie di un edificio a Nurdagi, e poi anche la mamma. Israeliani hanno estratto vivo un bambino di 10 anni dalle macerie di un edificio crollato in una località presso Kahramanmaras. «Voi - ha detto loro il presidente Benyamin Netanyahu - mostrate il volto reale di Israele ed è particolarmente importante che esso venga visto in Turchia»,

Il palazzinaro in fuga Storie che commuovono, ma anche storie che indignano, come quella di Mehmet Yasar Coskun, imprenditore edilizio che costruì ad Hatay il grande complesso Ronesans Rezidans, crollato in seguito al sisma con almeno mille persone dentro. È stato fermato all'aeroporto di Istanbul mentre cercava di fuggire in Montenegro con una ingente somma di denaro.

Deformati 35mila km quadrati Il programma europeo di osservazione satellitare rileva oltre 4mila edifici e 72 km di strade danneggiati o distrutti dalle scosse di terremoto del 6 febbraio e un'area complessiva di 35mila chilometri quadrati deformata. Il Programma alimentare mondiale lancia un appello per un piano di soccorso dell'ammontare di 77 milioni di dollari a favore di «un totale di 874mila persone colpite dal terremoto in Turchia e in Siria, inclusi 284mila nuovi sfollati in Siria e 590mila in Turchia».

Il doppio dramma in Siria Il terremoto si intreccia anche con la crisi politica della Siria senza pace. L'Alto Commissario per i diritti umani ha chiesto «un cessate il fuoco immediato» nel Paese per facilitare gli aiuti alle vittime, nelle zone della Siria occupate dai ribelli. Gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione fino al prossimo luglio di alcune sanzioni economiche al governo centrale di Damasco di Bashar al Assad, «in modo che coloro che forniscono assistenza possano concentrarsi su ciò di cui c'è più bisogno: salvare vite e ricostruire». Washington nei giorni scorsi aveva annunciato l'impegno per 85 milioni di dollari in aiuti umanitari destinati alle aree disastrate in Siria. Assad, ieri in visita ad Aleppo, ha parlato di «situazione catastrofica» e ha accusato l'Occidente di «politicizzare la situazione del terremoto». Di certo il cinico Assad vede nel sisma l'opportunità offertagli dalla natura per rompere l'isolamento internazionale nei suoi confronti e per ottenere un maggiore controllo del territorio, soprattutto nelle zone del Nord-Ovest in cui dominano i ribelli. Seri sospetti arrivano da Israele, secondo cui l'Iran potrebbe approfittare del caos per inoltrare armi agli Hezbollah spacciandole per aiuti umanitari alla Siria. Israele non accetterebbe una situazione del genere e «darebbe una dura risposta militare, senza esitare».

E anche in Turchia sisma e politica si legano, con il Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, che Ankara considera un'organizzazione terroristica, che ha annuniiato la temporanea sospensione delle proprie attività «finché lo stato turco non ci attaccherà», come ha dichiarato Cemil Bayik, un alto funzionario del movimento.

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