L'altolà del centrodestra: il voto non può slittare

Meloni avverte il governo: niente scherzi sulle urne. Forza Italia: se vinciamo, nuovo esecutivo

L'altolà del centrodestra: il voto non può slittare

C'è l'incubo del 4 a 2 alle Regionali di settembre a favore del centrodestra con cui fare i conti. Ci sono i tentativi last minute di alleanza Pd-M5S, con Giuseppe Conte che al Fatto Quotidiano tenta di perorare l'accordo a livello regionale tra i partiti che sostengono il suo governo. C'è il patto anti-inciucio di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia che pur nel suo valore simbolico allontana le sirene centriste e lancia all'esterno un messaggio chiaro di fedeltà a una coalizione politica da parte dei suoi contraenti. E poi ci sono i sospetti per la proroga al 15 ottobre dello stato di emergenza. Un mix di elementi che porta Giorgia Meloni a uscire allo scoperto e a far scattare l'allarme per possibili «scherzi da regime autoritario».

«Avevano spergiurato che la proroga dello stato di emergenza era solo una formalità tecnica. Poi, grazie a quella proroga, con un semplice atto amministrativo (senza passaggio parlamentare o firma del presidente della Repubblica) chiudono i locali e introducono nuove limitazioni alle libertà costituzionali. E ora creano i presupposti per poter far saltare le Regionali del 20 settembre se i sondaggi dovessero essere sfavorevoli all'accozzaglia Pd-M5S. Niente scherzi da regime autoritario, caro Conte» scrive su Facebook la leader di Fratelli d'Italia. Un affondo preceduto da una intervista al Corriere della sera in cui mette nero su bianco la soddisfazione per la rinnovata unità della coalizione. «Ci dicono continuamente che siamo divisi, spaccati, litigiosi, che qualcuno romperà. E invece siamo sempre qui, uniti, assieme. Né Salvini né Berlusconi, sempre tirato per la giacchetta, hanno dato segnali di cedimento in questo periodo. La nostra coalizione sta insieme per scelta, mentre per Pd e M5s, il collante è l'attaccamento alle poltrone, visto che nei programmi e nella linea continuano ad avere poco in comune». Giorgia Meloni non nasconde il valore nazionale delle Regionali, un test che in caso di esito positivo porterà a una mobilitazione popolare. «Se le risposte che arriveranno dagli elettori saranno quelle che immaginiamo, non si potrà aspettare: siamo pronti a scendere in piazza per chiedere libertà e democrazia».

Se la Meloni fa suonare una sorta di allarme preventivo, Forza Italia si concentra sui tentativi di creare alleanze giallorosse anche a livello locale. «I candidati del centrodestra hanno alle spalle una coalizione unita e un programma definito da tempo» dice Anna Maria Bernini. «La maggioranza che sgoverna il Paese sta invece litigando dappertutto in cerca di improbabili intese a livello locale. La scelta è dunque sempre più chiara, tra il buongoverno del centrodestra e una coalizione posticcia che porterebbe il caos anche nelle Regioni». Licia Ronzulli, ad Agorà estate, attacca «Pd e Movimento 5 stelle che, consapevoli del rischio di perdere, ripropongono quello stesso esperimento di laboratorio mettendo insieme le pere e le mele per provare a evitare che il centrodestra vinca le Regionali». Sestino Giacomoni al Tg3 fa notare che «ogni giorno che passa è sempre più chiara la differenza tra chi sta insieme solo per interesse, come il Pd e i Cinquestelle, e chi invece è unito da valori comuni». È Osvaldo Napoli sottolinea come Conte si sia «tolto la toga di avvocato del popolo per indossare quella di patrocinante dell'alleanza Pd-M5s».

Se ci sarà la sconfitta del centrosinistra alle Regionali «si dovrà mettere mano a un nuovo esecutivo perché i piani per l'utilizzo dei fondi europei vanno presentati entro fine ottobre e una legge elettorale con il ridisegno dei collegi va fatta».

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