L'ex numero uno Expo che per governare si affida ai voti no Expo

Ma sul manager pesa ancora l'ineleggibilità Prime grane: il post Esposizione e la moschea

L'ex numero uno Expo che per governare si affida ai voti no Expo

«Sono Beppe e risolvo problemi». Come slogan della campagna elettorale aveva scelto la scena cult di «Pulp fiction», quella in cui il gangster mister Wolf viene chiamato per ripulire la scena di un omicidio. Beppe Sala ha azzeccato al fotofinish quel rigore che gli aveva piazzato davanti il premier Matteo Renzi prima del 5 giugno.

Al primo turno ha preso un palo. La partita era finita in pareggio, solo uno 0,8% davanti allo sfidante del centrodestra Stefano Parisi, sceso in campo solo a febbraio e con un gap di popolarità enorme rispetto a mister Expo. Reduce da 6 mesi sotto i riflettori, al fianco di Michelle Obama o Bono Vox lungo il Decumano e una campagna per le primarie del Pd, prima che Silvio Berlusconi scoprisse la carta Parisi si sentiva la vittoria in tasca. È comunque vincitore morale. «Se vinciamo a Milano possiamo gestire tutto con tranquillità» ha ripetuto nei giorni scorsi Renzi ai fedelissimi dopo il flop generalizzato del candidati Pd. E «Beppe che risolve problemi» ha dato un contributo ad allungare la vita al governo. Anche se per vincere ha dovuto lanciare un ultimo appello disperato ai milanesi: «Votate pensando a me e non a Renzi».

Il problem solver Sala, 58 anni, il brianzolo festeggiato l'anno scorso come il «bocconiano dell'anno» dall'ateneo presieduto da Mario Monti, dovrà mostrare in fretta la sua abilità. Insidia numero uno: arrivare alla cerimonia di insediamento in Comune. Il Tar aveva respinto il ricorso presentato a metà maggio dal Movimento 5 Stelle per chiedere la sua esclusione dal match elettorale («ricopre ancora formalmente il ruolo di commissario Expo, non è in regola con la legge Severino» sostenevano i grillini). I giudici non gli hanno sbarrato la corsa, ma hanno tenuto separati il concetto di incandidabilità da quello di «ineleggibilità», da impugnare una volta eletto. «Il futuro Consiglio comunale - precisava la sentenza - come primo atto dovrà esaminare la condizione degli eletti. Le deliberazioni possono essere impugnate da qualsiasi cittadino elettore». I 5 Stelle torneranno dai giudici. Né ritirerà un esposto-fotocopia Marco Cappato, che si era candidato sindaco con i Radicali (anche) contro Sala e al secondo turno ha firmato l'apparentamento. Ma «se ho ragione sull'ineleggibilità, Sala non diventerà sindaco».

A caccia di voti, tra primo turno e ballottaggio Sala ha dovuto intruppare i Radicali e corteggiare quella sinistra radicale che il Pd aveva tenuto fuori dalle primarie perché ha bloccato i (pochi) progetti di sviluppo portati in aula da Giuliano Pisapia, come il recupero degli scali ferroviari. Basilio Rizzo, in aula da 33 anni, era sceso in campo come candidato anti-Sala, alla vigilia del silenzio elettorale ha dichiarato il voto per mister Expo (con molti se e ma) ma ribadendo che gli farà opposizione.

Una spina nel fianco con cui farà presto i conti. E dovrà abituarsi a far rimbalzare le polemiche sui conflitti di interesse. Sul tavolo si troverà subito i piani per il post Expo ed entro il 18 luglio il collegio dei liquidatori presenterà all'assemblea dei soci (quindi anche al Comune) il progetto di chiusura della società, gestita fino a fine febbraio da Sala, lasciando molte ombre sui conti.

Tra le grane di inizio mandato, la questione moschea.

Con la sua vittoria entra in aula Sumaya Abdel Qadar, l'esponente Pd che ha scatenato polemiche per la presunta vicinanza ai Fratelli Musulmani. La discussione sulla futura moschea rischia, proprio per questa presenza controversa, di alimentare proteste bipartisan.

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