"Non sono un martire ma continuo a lottare". Altro comizio di Cospito

L'anarchico, in sciopero della fame, era in collegamento da Milano: è apparso provato

"Non sono un martire ma continuo a lottare". Altro comizio di Cospito

«Occorre mettere in discussione l'assurda convinzione dell'inviolabilità assoluta della vita umana, anche di quella di coloro che in nome della scienza del progresso macinano massacri». Scriveva così Alfredo Cospito dal carcere dove era richiuso, prima che applicandogli il 41 bis bloccassero le sue comunicazioni con l'esterno. Destinatario della lettera, un sito antagonista umbro chiamato Vetriolo. Anche per quella lettera, che rivendicava il ferimento del manager dell'Ansaldo Roberto Adinolfi, Cospito è stato assegnato ai reparti di massima sicurezza. E insieme ai responsabili della rivista è finito sotto inchiesta a Perugia: dove ieri appare in videoconferenza, nell'udienza del tribunale del Riesame contro l'ordine di custodia in carcere, approfittandone per lanciare ulteriori proclami.

A manifestare solidarietà al detenuto, qualche decina di anarchici che (forse non facendogli un grande favore) inneggiano anche ad altri ospiti del 41 bis come la brigatista irriducibile Nadia Desdemona Lioce, all'ergastolo per avere ucciso a sangue freddo sia il giurista Marco Biagi che il poliziotto Emanuele Petri.

Dentro, nell'aula bunker circondata dalle forze dell'ordine, lo schermo su cui appare Cospito, attualmente ricoverato nel reparto detentivo speciale all'interno dell'ospedale San Paolo di Milano. Per la videoconferenza l'anarchico è stato riportato nel carcere da cui era uscito il 6 marzo a causa del peggioramento di alcuni parametri vitali, dopo quattro mesi di sciopero della fame quasi totale. Ai pochi presenti nell'aula del processo a porte chiuse il detenuto è apparso debole, sulla sedia a rotelle che utilizza da qualche giorno per gli spostamenti perché, come spiega il suo legale Flavio Rossi Albertini, «non è più in grado di deambulare bene anche perché continua a non assumere il potassio».

Fisicamente provato, dunque, ma ben deciso a portare avanti la sua battaglia. «Non sono un martire, combatto una battaglia di libertà», ha detto. Cospito sa bene di essersi infilato in una strada con poche vie d'uscita, i ricorsi e le istanze sono stati tutti respinti, la richiesta di arresti domiciliari per motivi di salute ha possibilità di essere accolta assai ridotte, visto che in caso contrario si creerebbe un precedente a disposizione di tutti i detenuti al 41 bis. Eppure l'anarchico non demorde, e ieri torna a spiegare che la sua è una protesta personale con un obiettivo universale, la abolizione totale del regime carcerario di massima sicurezza. Anche se blindato al 41 bis, Cospito riesce a fare sentire all'esterno la sua voce.

Quanto all'accusa di istigazione a delinquere, il detenuto spiega di «non avere istigato nessuno perché questo è contrario agli ideali anarchici». Inoltre, come ha spiegato il difensore di un altro indagato, «non è che uno scritto solo perché proviene dall'area anarchica può essere considerato istigatorio. Per il reato di istigazione a delinquere occorre che ci sia un idoneità in concreto a commettere reati. Questo è un reato di opinione».

La Procura di Perugia è di avviso ben diverso, e ha portato in aula le trascrizioni dei post inviati da Cospito e pubblicati sul sito di Vetriolo: «Colpire, colpire e ancora colpire, forgiando con sangue, sudore ed immenso piacere i miti dell'anarchia vendicatrice». E ancora: «Non rinunciare allo scontro violento con il sistema, alla lotta armata, costi quello che costi». Non solo opinioni, secondo i pm, ma appelli espliciti all'emulazione e al delitto.

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