Il paradosso: gli arabi difendono l'Europa dagli eco-deliri

Lo scontro sull'eliminazione dei combustibili fossili nella dichiarazione finale della Conferenza delle Nazione Unite sui cambiamenti climatici a Dubai testimonia la frattura che, ormai da vari anni, è in corso nel mondo sui temi ambientali

Il paradosso: gli arabi difendono l'Europa dagli eco-deliri
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Lo scontro sull'eliminazione dei combustibili fossili nella dichiarazione finale della Conferenza delle Nazione Unite sui cambiamenti climatici a Dubai testimonia la frattura che, ormai da vari anni, è in corso nel mondo sui temi ambientali. Da un lato ci sono i governi occidentali e in particolare l'Unione europea che premono per una transizione ecologica la più rapida e radicale possibile, dall'altro i Paesi in via di sviluppo e soprattutto alcune nazioni produttrici di fossili che spingono per rallentare (quando non del tutto fermare) il processo di transizione. Le posizioni espresse in questi giorni dai paesi dell'Opec, soprattutto dall'Iraq e dall'Arabia Saudita, testimoniano il tentativo di evitare una completa eliminazione dei combustibili fossili. Dal loro punto di vista non è il momento di abbandonare le fonti fossili perché sarebbe un danno per l'economia mondiale e, se l'Arabia Saudita ha chiesto di tenere in considerazione le sue «prospettive» e «preoccupazioni», l'Iraq ha affermato che «la riduzione» e «l'eliminazione graduale dei combustibili fossili e dei sussidi distruggerebbero l'economia mondiale e aumenterebbero le disuguaglianze». Anche la Russia e l'Iran che in questa fase condividono molte posizioni in politica estera si oppongono a misure più drastiche per ridurre la dipendenza da gas, petrolio e carbone. Se è indubbio che le loro azioni sono mosse da interessi economici poiché lo stop ai fossili comporterebbe un tracollo economico, è altresì vero che non bisogna cedere alla tentazione di dipingere un «club dei cattivi» che raggruppa le nazioni contrarie alla completa eliminazioni delle fonti fossili.

Al contrario, paradossalmente sono proprio questi paesi che possono diventare funzionali anche ai nostri interessi evitando che prevalga una transizione ideologica più che ecologica e posizioni animate da un fanatismo green. Riprendendo la massima latina «in medio stat virtus», la soluzione migliore per l'accordo finale alla Cop28 e più in generale per le politiche ambientali sta proprio nel trovare una via di mezzo tra chi vorrebbe una transizione del tutto e subito e chi invece immagina un futuro di soli fossili. A prevalere dovrebbe essere il buonsenso che purtroppo non sempre anima le decisioni delle politiche ambientali europee che rischiano di rilevarsi controproducenti per cittadini e imprese. Immaginare una completa eliminazione delle fonti fossili dall'oggi al domani significherebbe condannarci alla povertà energetica (e perciò economica) così come fissare obiettivi e standard ambientali irrealizzabili.

Già negli anni passati accordi troppo ambiziosi sono stati smentiti nei fatti perché avrebbero comportato conseguenze troppo costose in termini di sacrifici socio-economici. Per questo l'opposizione delle petro nazioni in fin dei conti non è una cattiva notizia per l'Occidente e l'Europa per raggiungere una dichiarazione finale alla Cop28 equilibrata e non sbilanciata verso le eco follie.

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