Il silenzio (di Sala) e la paura

Il silenzio (di Sala) e la paura

Nessun Far West... Si possono cercare tutte le parole che si vogliono per raccontare ciò che accade intorno alla Stazione Centrale di Milano, nei suoi tunnel, nelle stradine laterali, nei corridoi, nei suoi angoli nascosti e ieri, purtroppo, anche nei suoi ascensori dove una turista di 35 anni è stata brutalmente picchiata e violentata da un nordafricano irregolare e senza dimora poi arrestato. Si possono cercare tutte le parole ma in realtà ne basta una: paura. La Centrale fa paura. Però quella parola lì bisogna avere il coraggio di pronunciarla, il sindaco Giuseppe Sala dovrebbe non tacere, non si può continuare a far finta che la stazione, così come tanti quartieri periferici milanesi dove vivere è una sfida alla povertà, al degrado, alla criminalità, non sia una emergenza. «Non esiste un'emergenza sicurezza in città...»: è una litania che da anni chi amministra ripete a memoria, quasi a sgravarsi da colpe o da un eccesso di buonismo che ha portato ad accogliere tutti senza limiti, senza regole, senza logica. La città «cosmopolita» è una normale evoluzione dei tempi ed è senz'altro una risorsa culturale ed economica a patto che viva di regole, di accoglienza vera, di lavoro, di relazioni e non nascosta nei tunnel di una stazione dove nessun sa chi sei e cosa fai fingendo di non vederti. A Milano ormai ci sono due città. Una è quella che brilla, quella «figa», la «city» sempre più patinata, sostenibile, sempre più «green» e «smart» modello vincente e piacente, patria dei diritti civili e di tutte le battaglia d'avanguardia.

L'altra è quella dove, in una mattinata qualunque, una donna viene spinta di forza dentro l'ascensore di una stazione e viene violentata da un uomo senza volto, senza nome, senza storia che l'ideologia ha reso «invisibile». Una città di cui vergognarsi che conviene far finta non esista. Nessun Far West, è solo una città che fa paura: ma è ora di dirlo.

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