Le toghe rosse del Csm contro il governo: "Su Battisti giustizia primitiva"

I magistrati progressisti del Csm all'attacco: "Chiunque sia il detenuto e qualunque sia la sua colpa , ha diritto che lo Stato ne rispetti la sua dignità"

Le toghe rosse del Csm contro il governo: "Su Battisti giustizia primitiva"

"Hanno un'idea primitiva della giustizia". All'interno del Consiglio superiore della magistratura (Csm) la cattura e l'arresto di Cesare Battisti stanno facendo serpeggiare un certo malcontento nei confronti del governo gialloverde. A far montare la polemica sono stati i togati di Area, la corrente che raggruppa le toghe rosse. "Chiunque sia il detenuto e qualunque sia la sua colpa - spiegano i magistrati progressisti - questi ha diritto che lo Stato ne rispetti la sua dignità".

"Nel ricordare che abbiamo giurato fedeltà alla Costituzione e alle leggi dello Stato, pensiamo che quanto accaduto esprima tristemente un'idea primitiva di 'giustizia', indifferente al rispetto della dignità umana, che costituisce, invece, un approdo della cultura giuridica di questo paese, che conferisce allo Stato e alla sua Legge quella forza e quella legittimazione che hanno permesso sino ad oggi la sconfitta di ogni terrorismo". Quanto accaduto lunedì all'aeroporto di Ciampino in occasione dell'arrivo di Battisti, per i togati di Area al Csm è "estraneo alla cultura giuridica" italiana e "al senso di giustizia di uno stato di diritto". Secondo il gruppo delle toghe progressiste, "lo Stato e le sue regole avevano già vinto e dimostrato la loro forza senza che fosse necessaria la gratuita e compiaciuta esibizione della 'catturà del latitante: altro - aggiungono - è infatti esprimere legittima soddisfazione per la conclusione della lunga latitanza di un cittadino raggiunto da plurime sentenze definitive di condanna per gravissimi fatti di sangue, altro è esibire pubblicamente il detenuto e tutte le fasi del suo arresto, e farne addirittura un video per migliorarne la diffusione".

I consiglieri di Area democratica per la Giustizia vanno al di là della figura di Battisti che, grazie all'accordo tra Matteo Salvini e il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, è stato assicurato alla giustizia dopo trentasette anni di latitanza. "Chiunque sia il detenuto e qualunque sia la sua colpa - spiegano i togati di Area - questi ha diritto che lo Stato ne rispetti quella dignità che l'articolo 3 della Costituzione garantisce ad ogni persona".

"E questo - incalzano i magistrati del Csm - impongono le regole dell'ordinamento penitenziario che disciplinano le attività di accompagnamento dei soggetti detenuti o comunque sottoposti a restrizione della liberta personale".

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