Ritorna il coro delle toghe giustizialiste

I magistrati: «Interferenze politiche inammissibili». E si mobilita il Csm

Ritorna il coro delle toghe giustizialiste

I magistrati alzano il muro a difesa del pm Luigi Patronaggio contro le accuse del ministro dell'Interno indagato Matteo Salvini. Sono le toghe delle correnti, quelle che il titolare del Viminale sotto indagine per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio per il caso Diciotti, vorrebbe «buttare fuori dalle Aule». Si sono mobilitate appena il ministro ha gridato alla «vergogna» per l'inchiesta aperta su di lui dalla procura di Agrigento e ha invocato una riforma della giustizia. La galassia della magistratura ha risposto compatta a sua volta, blindando il collega al grido dell'«interferenza della politica» sull'attività giudiziaria, la cui indipendenza è garantita dalla Costituzione, e rispolverando l'armamentario dell'annoso conflitto tra poteri.

I capigruppo togati del Csm (in scadenza) Valerio Fracassi, di Area, che raggruppa le toghe rosse di cui fa parte lo stesso pm che ha indagato Salvini, Luca Palamara della centrista Unicost, Claudio Galoppi di Magistratura Indipendente e Aldo Morgigni di Autonomia e Indipendenza, la corrente di Piercamillo Davigo, con una lettera hanno chiesto all'unanimità di portare le parole di Salvini sotto la lente del plenum perché «rischiano di incidere negativamente sugli accertamenti in corso». Richiesta accolta dal vicepresidente Giovanni Legnini, che ha annunciato possibili iniziative «a tutela della magistratura», ravvisando nei «toni di sfida» del vicepremier «rischi per la tenuta democratica del Paese». Il dossier approderà all'ordine del giorno del plenum del 5 settembre. Uno degli ultimi, visto che in autunno si insedierà il nuovo Csm.

Del resto Magistratura democratica, componente della corrente di sinistra, già il 23 agosto aveva precisato che sulla Diciotti le «inchieste da parte di alcune Procure hanno l'obbligo di accertare l'eventuale sussistenza di reati e la relativa responsabilità penale da chiunque commessi», e aveva denunciato una «strumentalizzazione della vita delle persone come mezzo di pressione politica».

Anche l'Anm, il sindacato delle toghe presieduto da Francesco Minisci, di Unicost, che si è scagliato contro le «dichiarazioni tendenti ad orientare lo sviluppo degli accertamenti. Vigileremo affinché i colleghi possano svolgere i propri compiti in assoluta autonomia».

Ma c'è anche una voce fuori dal coro, oltre i comunicati stampa, che sembra avvicinarsi alle posizioni rigoriste del governo. Proviene dalla stessa Autonomia e Indipendenza, corrente davighiana vicina al M5s, che pur ha firmato la lettera al Csm. Ieri ha postato sui social un passaggio dell'intervista rilasciata dall'ex pm di Mani Pulite al Fatto a luglio, quando scoppiò il precedente caso Diciotti: «È assurdo il principio degli accordi di Dublino: se esiste un'Europa, i migranti non possono essere accollati al solo Paese dove sbarcano. Il soccorso in mare è un obbligo inderogabile.

Ma non coincide con l'andare a prendere i migranti quando partono: quello è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Per troppi anni i nostri governi hanno alimentato la clandestinità negando il visto a chi chiedeva alle nostre ambasciate di venire a lavorare qui, e poi facendo sanatorie per chi arrivava irregolarmente».

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