Zelensky cita l'Olocausto. Ma Israele non ci sta

Il presidente: "I russi come i nazisti". I dubbi a Gerusalemme: "Paragone scandaloso"

Zelensky cita l'Olocausto. Ma Israele non ci sta

È stato un discorso con le spalle al muro, da spezzare il cuore, che ha tentato il tutto per tutto e non ha raggiunto l'obiettivo. E non ha mancato di scatenare polemiche. A volte un senso di eccessiva confidenza nel bene e nel male crea incomprensione, le buone maniere si incrinano, la rabbia, perché proprio i tuoi cari non ti abbracciano abbastanza stretto, prende il sopravvento.

Con Zelensky ieri a Gerusalemme è successo questo: un ebreo che si permette di dire ai suoi fratelli ebrei quello che nessuno avrebbe mai detto parlando davanti a un Parlamento straniero per chiedere sostegno. Atteso con passione, Zelensky si è affacciato dalla sua tragedia sul parlamento e sulla grande piazza di Tel Aviv zeppa di gente e bandiere. Quasi tutti i 120 membri della Knesset si sono affacciati alla videoconferenza (l'emiciclo è chiuso per le feste religiose), salvo i rappresentanti dei partiti arabi all'opposizione. I membri del governo da giorni hanno ripetuto fieri a ogni microfono che è un grande onore che insieme a Usa, Germania, Gran Bretagna, Ue, Zelensky abbia scelto anche Israele. Una scelta dettata anche dalla mediazione di Bennett di cui tanto si parla, forse.

Invece, sulla giornata invernale di Israele è caduta un'altra gelata. Il gioco dell'identificazione e delle similitudini storiche all'inizio è stato coraggioso, e ha toccato l'epos sionista da tutti i lati: Zelensky pallido e smunto di fatica come un soldato israeliano, ha citato Golda Meir e il suo «vogliamo la pace, ma non l'otterremo mai se i nostri vicini ci vogliono morti». Ha parlato della determinazione vitale e coraggiosa di Israele, circondata da nemici. Ma poi la tentazione di identificare il presente con le sofferenze della Shoah ha preso il sopravvento in lui, nipote di un sopravvissuto: la similitudine è scivolata direttamente nell'identificazione di Putin col nazismo, col missile russo sul monumento dell'immensa strage nazista di Baby Yar e con la coincidenza della data dell'invasione con il 24 febbraio 1920, quando fu fondato il partito nazista.

Il presidente ucraino ha diritto di fare appello ai sentimenti di solidarietà ebraica parlando di sofferenza, famiglie decimate, bambini uccisi, fuga di massa. Tuttavia non si è trattenuto dal toccare nervi molto scoperti quando ha detto (due volte) che Putin cerca per il popolo ucraino la «soluzione finale». Da questa premessa così tassativa, e comunque molto discutibile, ha fatto derivare un rimprovero radicale: la sua radice retorica somiglia a quella rivolta a tutti gli altri Paesi, rimproverati di non fare abbastanza. Ed è stato attaccato dal ministro delle Comunicazioni Yoaz Hendel. «Ammiro Zelensky e sostengo il popolo ucraino - ha scritto su Twitter - con il cuore e con i fatti, ma la terribile storia della Shoah non può essere riscritta. La guerra è tremenda, ma la comparazione con gli orrori della Shoah e la soluzione finale è oltraggiosa». Giudizio condiviso da altri deputati.

Israele fa ogni sforzo per essere al fianco dell'Ucraina senza compromettere in maniera eccessiva le sue indispensabili necessità di sicurezza: Putin è un attore attivo sul fronte siriano, col suo esercito, i suoi amici iraniani e Hezbollah. E proprio ora Israele si prepara, mentre si cucina a Vienna l'accordo nucleare con l'Iran, a un pericolo vitale sconosciuto a qualsiasi Paese occidentale.

Zelensky ha proposto la sua dura critica e la sua richiesta di aiuto come una scelta fra «il bene e il male». È una maniera incauta di proporre il problema a una nazione essa stessa in pericolo, ed è anche una maniera di cancellare le proprie stesse proposte di pace. Se Putin è il male stesso, con chi mediare? Col male stesso?

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