Processo breve, il sì della Camera Il Cav: "Noi compatti, gli altri no"

Disco verde della Camera all’articolo 3 del processo breve, il cuore del provvedimento. È l’articolo che introduce la prescrizione breve per gli incensurati. E alle 20.30 arriva il voto finale dopo giorni di battaglie politiche e la maratona notturna di ieri. Soddisfazione del premier e di Bossi. Proteste dell'opposizione, Bersani: "Il governo ha fatto un passo verso l'abisso". L'Anm: "Così muore il processo". Davanti alla Camera il sit in del popolo viola: insulti alla Santanchè

Processo breve, il sì della Camera 
Il Cav: "Noi compatti, gli altri no"

Roma - Via libera al processo breve. La Camera approva il provvedimento con 314 sì e 296 contrari. Presenti e votanti sono stati 610. Ora il testo passa al Senato per l'approvazione definitiva. "Finalmente una legge che mette l'Italia al passo con l'Europa". Silvio Berlusconi con i diversi deputati che lo hanno chiamato per informalo dell'approvazione della legge sulla cosiddetta 'prescrizione breve' non nasconde la soddisfazione per il via libera al provvedimento. Una soddisfazione legata anche alla tenuta della maggioranza che in questi due giorni ha dato prova, a detta del premier, di una reale compattezza: "E' stata l'opposizione - ha confidato ai suoi - a fare una pessima figura. Tra l'altro - ha proseguito nel ragionamento - i voti in più che ha ottenuto la maggioranza dimostrano che quota 330 è un obiettivo concreto". Sulla stessa linea Umberto Bossi: "Questo voto ci dice che i numeri ci sono. Non arriviamo a 330? Sempre meglio di niente". E alla domanda sul timore di scarcerazioni per effetto della legge, Bossi aggiunge: "Sono tutti giochi di prestigio della sinistra che ha fatto questa battaglia alla morte".

L'opposizione protesta Tutta l'opposizione ha votato con in mano la Costituzione, per protesta. E dopo il voto il segretario del Pd Pierluigi Bersani si sfoga: "Il governo nella coscienza degli italiani ha fatto un passo verso l'abisso. Ora sta a noi far comprendere la vergogna di questo provvedimento che dimostra l'assoluto disprezzo verso i problemi veri del paese". Dopo il voto finale sulla prescrizione breve nell'aula della Camera i deputati dell'Idv hanno innalzato dei cartelli con, fra l'altro, le scritte "Rogo Thyssen, nessuna giustizia"; "Crac Parmalat, nessuna giustizia"; "Santa Rita, nessuna giustizia". Il presidente Fini ha disposto l'immediata rimozione dei cartelli.

L'Anm pure "E' una sconfitta per lo Stato". Così il presidente dell'Anm Luca Palamara commenta il voto con cui la Camera ha licenziato la prescrizione breve. "Così si affossa definitivamente il processo", aggiunge il leader del sindacato delle toghe. "Si rinuncia ad accertare l'eventuale responsabilità o innocenza di un imputato e contestualmente - sottolinea Palamara - si nega la giustizia alle vittime di un reato".

Si inizia a votare Con un lungo excursus regolamentare, durante il quale sono state citate le presidenze Napolitano e Casini, Gianfranco Fini ha chiarito all’Aula di Montecitorio che "i tempi per il dibattito" sul processo breve "sono scaduti" e che quindi da adesso si procederà ai voti sugli articoli e sugli emendamenti. "Verrà comunque garantito anche ai gruppi che hanno esaurito il tempo a loro disposizione - ha annunciato Fini - un tempo di 10 minuti per le dichiarazioni di voto finali". Fini, nel suo lungo discorso, con il quale ha dato conto delle decisioni assunte dalla capigruppo di questa mattina, ha inoltre difeso la scelta effettuata ieri sera da Rosy Bindi, "in piena intesa con il presidente della Camera", di concedere 15 secondi ai deputati per dichiarazioni in dissenso. Il presidente della Camera ha inoltre ricordato che, per via dell’eccezionale importanza, sono già stati "raddoppiati" i tempi a disposizione di ciascun gruppo, un ampliamento che non ha precedenti. Consentire ulteriori deroghe, ha fatto presente Fini, significherebbe in buona sostanza trasgredire alle regole del contingentamento dei tempi, in particolare "quando vi è un manifesto intento ostruzionistico". E' dovere della presidenza, ha quindi concluso Fini, tutelare i diritti dell’opposizione, ma "anche quelli della maggioranza", trovando il giusto equilibrio "tra le esigenze del dibattito e quelle della decisione". 

L'appello di Bagnasco Per il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, serve "maggiore serenità" alla politica italiana impegnata in queste ore alla Camera nella discussione sul processo breve. "Al di là del merito quello che è importante per il Paese è una condivisione costruttiva delle diverse voci. Questo fa parte della politica", ha detto l’arcivescovo di Genova interpellato dai giornalisti a margine di un convegno su Giuseppe Siri a Roma. "Al di sopra di tutto ci deve essere il desiderio e la meta concreta del bene comune - ha aggiunto Bagnasco - che è fatto di tanti aspetti che devono essere affrontati in un clima di maggiore serenità. Altrimenti - ha concluso il presidente della Cei - non si va da nessuna parte".

Il sit in del Popolo viola Cori, comizi da speaker's corner, striscioni e qualche momento di tensione al sit in di protesta davanti a Montecitorio. La manifestazione, che vede la partecipazione di un paio di centinaia di persone, è stata organizzata dal Popolo viola, dalle associazioni Articolo 21 e Libertà e giustizia e da un "comitato di comitati" che raduna i parenti delle vittime di diverse tragedie italiane (i terremoti dell’Aquila e di San Giuliano in Puglia, l’incidente alla ThyssenKrupp, alla Moby Prince di Livorno, alla stazione ferroviaria di Viareggio e al disastro aereo della scuola di Casalecchio del Reno). "Questo disegno di legge è contrario alla giustizia e all’accertamento della verità", affermano gli organizzatori. Tra i manifesti esposti, oltre alle foto delle vittime delle varie stragi, cartelli contro il Governo e contro Berlusconi e frasi come "la legalità è il potere di chi non ha potere". Un coro di cantanti amatoriali, chiamato Resistenza musicale permanente, ha cantato diverse arie tra le quali il "Coro del Nabucco a difesa della Costituzione e per le dimissioni di Berlusconi". Diversi i parlamentari dell’opposizione scesi in piazza e, tra di essi, il leader dell’Italia dei valori Antonio di Pietro. Tra le bandiere di partito, oltre a quella dell’Idv, quella di Sinistra e libertà per l’Italia e quella di Futuro e libertà per l’Italia.

Un momento di tensione al sit in si è verificato quando alcuni dei manifestanti si sono rivolti con contumelie alla sottosegretario all’Attuazione del programma Daniela Santanché, passata poco lontana dal ritrovo della protesta.

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