«Le provocazioni cruente sono ormai reperti del passato»

Philippe Daverio, critico d’arte, direttore del mensile Art e Dossier, nutre in proposito opinioni differenti.
Come collocare questo tipo di arte, sia nei confronti delle performance cruente della body art sia delle provocazioni delle avanguardie?
«Sono “atti” facili da collocare. La modernità nasce da una battuta di Cocteau a Nijinsky nel 1912: “Monsieur, étonnez-moi”. L’arte deve stupire, sconcertare. È quel concetto di sorpresa di cui Duchamp è il padre e che si trasformerà poi in “épater le bourgeois”, scandalizzare la massa del pubblico medio. È quello che faranno le avanguardie».
Ha ancora un significato questo atteggiamento?
«Dopo gli anni Settanta il ruolo delle avanguardie si esaurisce, perché scompare la società di massa e nasce un popolo trasversale, il popolo di internet e del cellulare che si trova in ogni luogo e in ogni momento. L’avanguardia non è più la mitica e lontana élite parigina o newyorkese. Per continuare a stupire si ricorre ad azioni clamorose come la body art, che poi lasciano il passo a una sorta di parodia della dissacrazione. E nasce il trash».
Definirebbe «trash» gli animali uccisi del franco-algerino Abdessemed?
«Li definirei un fenomeno residuale e tutto sommato di provincia.

Siamo di fronte a una trasformazione radicale, provocata da una crisi mondiale di cui ancora non riusciamo a percepire esattamente la portata. Il valore profondo dell’arte è di saper leggere in anticipo il futuro. Ma gli Abdemessed, gli Andres Serrano e simili “provocatori” politically correct sembrano invece i reperti di un’epoca passata».

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