"Ma la Rai su Moro non può accontentarsi solo di una fiction"

"Esterno notte, Buongiorno, notte sono film, belli o brutti fate voi. Ma la Rai non può accontentarsi di una fiction"

"Ma la Rai su Moro non può accontentarsi solo di una fiction"

«Esterno notte, Buongiorno, notte sono film, belli o brutti fate voi. Ma la Rai non può accontentarsi di una fiction». Giovanni Fasanella sta organizzando la presentazione di sabato mattina per Bookcity alla Casa della memoria di Milano del suo ultimo libro Nero di Londra (Chiarelettere) sui rapporti tra Mussolini e gli inglesi, scritto a quattro mani con Mario J. Cereghino. Il suo Puzzle Moro racconta invece la ferita traumatica e mai rimarginata della nostra storia che ciclicamente si riapre. Servirebbe una delle tante operazioni verità, emancipata dalle letture giudiziarie, che giornalisti eretici come lui o Giampaolo Pansa hanno iniziato a fare «da sinistra» e che invece la Rai, che dovrebbe essere la casa della memoria degli italiani, ha paura di fare, accontentandosi di una narrazione di comodo, o peggio ancora di una fiction. «Che non ha la pretesa di dire come andarono le cose», ribadisce Fasanella.

La Rai è in debito con Moro?

«Serve una verità storica su l'attacco al cuore dello Stato, senza censure o autocensure, liberando la memoria da quel dominio pieno e incontrollato che soffoca il pluralismo e tiene in ostaggio il diritto alla conoscenza».

Vabbè, dai. C'è La Notte della Repubblica di Sergio Zavoli...

«Ultimo grande narratore, insuperato. Ma il suo lavoro era basato sulle testimonianze di protagonisti negativi come gli ex terroristi».

In effetti è curioso che man mano che si sono spalancati gli armadi della Storia e disseppelliti gli archivi stranieri, squarciando piccoli brandelli di verità, la Rai non abbia fatto ancora nulla...

«La più grande azienda culturale del Paese ha il dovere di svolgere il suo ruolo pedagogico. L'imbarazzo della Rai è lo specchio del ceto dirigente e intellettuale del Paese, del mondo accademico e dell'intellighentia che ha partecipato a una propaganda di parte. Come fai a dire che l'operazione Moro è realizzata dalle Br ma progettata in altre stanze, anche di apparati infedeli dello Stato?».

Meglio una verità edulcorata e paraculesca come una fiction...

«L'Italia soffre di una sindrome post traumatica da stress. È una patologia che si verifica quando un trauma viene cancellato, rimosso. Se elaborato, l'Italia diverrebbe adulta».

Chi era Moro e perché è stato ucciso?

«Aveva un disegno: pacificare i due grandi blocchi e portare il Pci alla maturazione democratica. Normalizzare il Paese. L'Italia lacerata di oggi soffre, dall'energia al Mediterraneo. Un Italia unita, allora come oggi, dà fastidio...».

Moro si poteva salvare?

«Era condannato in partenza, la pantomima su fermezza e trattativa è una mistificazione svelata in commissione Moro da Claudio Signorile e Gennaro Acquaviva: Pensavano che trattando si sarebbe salvato, man mano le Br avevano meno voce in capitolo. Che ci fosse la sensazione nettissima di un altro interlocutore che non lo voleva vivo lo dicono loro...».

Almeno

c'è la verità giudiziaria...

«Ma manca il contesto. Certe verità su episodi chiave della nostra storia sono quasi sempre sbilenche e vengono spacciate per verità storiche. Ma così non abbiamo né l'una né l'altra».

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