Regionali, al lavoro per l’election day Berlusconi: «Anticipare il voto non ha senso». E allora Montino apre le consultazioni bipartisan Totocandidati: nel Pdl un po’ in calo le azioni della Polverini, nel Pd ora spunta l’ipotesi-Follini

Si va verso l’«Election day». Dopo i giorni della bagarre sulla data del voto per le Regionali, sembra ormai quasi certo che nel Lazio si voterà assieme alle altre regioni (nonché a province e comuni) il 28 e 29 marzo. A fugare ogni dubbio dovrebbero bastare le parole del premier Silvio Berlusconi, che ieri, alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno vespa, «Donne di cuori», ha detto che anticipare il voto nella nostra regione «non avrebbe senso».
Convinto che si debba trovare un accordo in questa direzione tra i due schieramenti è il vicepresidente nonché «reggente» Esterino Montino. Ieri, parlando al consiglio regionale nella seduta di scioglimento, ha ribadito la necessità di dare più tempo ai cittadini perché scelgano «sull’operato dell’amministrazione e sui programma per il futuro» e per evitare «uno spreco inaudito di denaro pubblico che né noi né lo Stato possiamo permetterci». Montino, a cui è demandato il compito di indire le elezioni, ha aperto ieri sul tema «le consultazioni tra le forze politiche. Indire le elezioni è un atto importantissimo che interessa non una parte, ma tutti. Se c’è bisogno riunirò anche i capigruppo per avere con loro un confronto e arrivare ad una fase condivisa». E mentre il consigliere Pdl Donato Robilotta ricorda che «occorre modificare rapidamente la parte della legge elettorale della Regione Lazio». «Nella commissione che presiedo - dice Alessio D’Amato, presidente della commissione Affari costituzionali e statutari del consiglio regionale - il lavoro sulla legge elettorale è già incardinato e a buon punto. Se c’è un ampio consenso possiamo licenziare il testo in tempi rapidi. Tale modifica rientra nei casi di urgenza e indifferibilità». In questo coro, stona quasi il monito di Francesco Storace, presidente della Destra: «Una modifica della legge elettorale a consiglio regionale sciolto per mutare i termini di indizione dei comizi rischia di essere impugnata da qualunque soggetto politico dopo le elezioni. Si rischia di avviare un percorso che potrebbe invalidare il risultato elettorale».
E intanto gli schieramenti affilano le armi in vista della contesa elettorale. Nel Pdl ieri ha parlato Berlusconi, che di fatto ha dato il via libera alla possibile candidatura di Renata Polverini, segretaria dell’Ugl: «Una desingazione eccellente, è una brava professionista e un’ottima persona», ha detto il premier, confessando però che la sua prima scelta sarebbe stata Luisa Todini, candidatura questa che sembra ormai tramontata. Proprio ieri sono un po’ scese le azioni della Polverini, un po’ perché è spuntato il nome di Maurizio Gasparri (che, come si fa in questi casi, ha fatto subito un passo indietro: «L’ipotesi mi onora, ma non se ne è mai parlato nel Pdl e quindi non ha fondamento»), molto perché la Polverini sembrava la persona ideale da opporre a Marrazzo. Ora invece da più parti si pensa che la battaglia si stia spostando su un piano prettamente politico, erodendo lo spazio per un esponente espressione della società civile. Quanto alle possibili alleanze, il coordinatore di Roma del Pdl Gianni Sammarco tiene le porte aperte: «Continuo a pensare che la stragrande maggioranza degli elettori moderati vogliano l’alleanza con il pdl; è un’alleanza naturale che affonda le radici nel tempo ed è ancora attuale non essendo venute meno le basi politiche e ideologiche».
Cercasi candidato squisitamente politico anche nel Pd, sempre più orientato verso le primarie. «Si farà un percorso, mi auguro, di una coalizione larga che non riguarderà solo il partito e penso che i candidati non saranno solo del Pd», si augura il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti.

E nel totonome si «smarcano» Davide Sassoli («ho già smentito questa notizia») e Andrea Mondello («tengo molto a Roma e al Lazio, ma amo il mio Paese e voglio lavorare primariamente nel suo interesse») ma spunta il nome di Marco Follini, lanciata dal vicesegretario uscente del Pd nel Lazio, Simone Gargano: «È una figura di alto profilo, in grado di rappresentare le anime più progressista e moderata del partito, dunque una personalità che unisce».

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